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Angioplastica venosa per le malattie neurodegenerative

angioplastica.jpgAlcune prove per la sclerosi multipla, un'ipotesi per la malattia di Parkinson?

Un chirurgo vascolare dell'Università di Ferrara, il Dr. Paolo Zamboni, ritiene che alla base della sclerosi multipla, e probabilmente anche di altre malattie neurodegenerative, stia una insufficienza venosa cronica del cervello e del midollo spinale

Un chirurgo vascolare dell'Università di Ferrara, il Dr. Paolo Zamboni, ritiene che alla base della sclerosi multipla, e probabilmente anche di altre malattie neurodegenerative, stia una insufficienza venosa cronica del cervello e del midollo spinale detta CCSVI, dovuto a malformazioni dell'albero venoso. A supporto di questa tesi ha pubblicato una ventina di articoli scientifici, in cui confronti non in cieco tra piccoli gruppi di pazienti affetti da sclerosi multipla con piccoli gruppi di volontari sani suggeriscono che malformazioni venose siano nettamente più frequenti nei pazienti affetti da sclerosi multipla che in soggetti sani; inoltre ha documentato che le malformazioni venose sono correlate ai sintomi della sclerosi multipla, nonché a depositi di ferro nel tessuto cerebrale ed a polimorfismi genetici che potrebbero essere all'origine delle malformazioni stesse (1-6).
Ha pubblicato un lavoro nel quale espone un preciso protocollo per effettuare la diagnosi di CCSVI tramite ecografia; afferma che è facile che CCSVI sfugga all'osservazione se non viene seguito il suo protocollo alla lettera (7).
La terapia consigliata è una angioplastica che dilata le vene nei punti critici, ripristinando una circolazione sanguigna corretta nel sistema nervoso centrale. È stato pubblicato uno studio preliminare, nel quale la sua equipe chirurgica ha verificato quali sono stati i risultati conseguiti in 8 pazienti affetti da sclerosi multipla trattati immediatamente con angioplastica in aggiunta alla terapia farmacologica rispetto a 7 pazienti nei quali la terapia è stata differita di 6 mesi. Dopo un anno le neuroimmagini ottenute con risonanza magnetica ed interpretate in cieco (ovvero senza che il lettore sapesse in quale gruppo di trattamento fosse il paziente) hanno indicato che vi erano meno lesioni nei pazienti trattati subito rispetto a quelli trattati 6 mesi più tardi, ma la differenza non era significativa (10% rispetto a 23% p=0.08), mentre le scale cliniche funzionali hanno indicato che vi era un miglioramento significativo nelle condizioni cliniche del gruppo trattato subito rispetto all'altro (p<0.02). Non sono stati segnalati effetti collaterali, ma dopo un anno il tasso di ristenosi era del 27% (8). Sul web si possono trovare interviste ai loro neurologi curanti che dicono che i pazienti riferiscono si sentirsi meglio, ma che non hanno notato regressione dei segni obiettivi della malattia (9).
L'anno scorso vi è stato un vivace dibattito su questa terapia, con alcuni clinici a favore ed altri contrari.
Altri ricercatori in varie parti del mondo (Stati Uniti, Germania, anche Italia a Roma) non hanno trovato correlazioni tra sclerosi multipla e CCSVI (10, 11, 12). Il motivo potrebbe essere che i ricercatori non hanno seguito alla lettera il protocollo diagnostico del Zamboni. Un altro studio multicentrico italiano, aderendo al 100% al protocollo, ha trovato una stretta correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla, pur facendo presente che, secondo loro, il protocollo va ulteriormente migliorato (13) ed un medico vascolare dell'Ospedale di Pozzuoli, il Dr. Regine, dichiara di avere operato 85 pazienti senza alcun problema di sicurezza e con buoni risultati per quanto riguarda la regressione dei sintomi in 80 pazienti (9).
La Società Europea di Radiologia cardiovascolare ed interventistica muove diverse critiche a Zamboni: innanzi tutto fa presente che le variazioni dell'albero venoso cerebrale sono numerosissime, a tal punto che i trattati di anatomia non li hanno catalogati bene ed è difficile capire che cosa è veramente patologico. Inoltre, se le malformazioni ostacolano la circolazione sanguigna si dovrebbe poter documentare un aumento della pressione venosa in corrispondenza della stenosi (restringimento) che poi scompare dopo la terapia; in realtà un aumento della pressione venosa non è mai stata documentata. In ogni modo la Società auspica la conduzione di un ampio studio con un disegno scientifico rigoroso ovvero con un disegno randomizzato (assegnazione causale della terapia) (14).
Il Dr. Zamboni ha cercato di avviare una sperimentazione simile in Italia, ma non ha ottenuto l'autorizzazione dalle istituzioni. L'anno scorso il Ministro della Salute Canadese si è dichiarato disponibile ad autorizzarlo e si prevede che un primo studio nella sclerosi multipla possa partire nel 2012 (15).
E nel Parkinson?
Il Dr. Regine ha operato anche un paziente affetto da un'altra malattia neurodegenerativa, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) ed ha ripreso a parlare ed a inghiottire. Pertanto, forse potrebbe essese utile anche il altre malattie neurodegenerative come la malattia di Parkinson, ma non vi è alcuna documentazione clinica (9).


1. Zamboni P, Galeotti R Phlebology 2010; 25: 269-279
2. Zamboni P e coll. Int Angiol 2010; 29: 140-8
3. Zivadinov R e coll. Int Angiol 2010; 29: 158-75
4. Malagoni AM e coll Int Angiol 2010; 29: 178-82
5. Bartolomei I e coll Int Angiol 2010; 29: 183-8
6. Ferlini A e coll BMC Med Genet 2010; 11: 64
7. Nicolaides AN e coll Funct Neurol 2011; 26: 229-248
8. Zamboni e coll Eur J Vasc Endovasc Surg 2012; 43: 116-122
9. Blog di Andrea G Cammarata
10. Marder E e coll Arch Neurol 2011; 68: 1521-5
11. Centonze D e coll Ann Neurol 2011; 70: 51-8
12. Doepp e coll Ann Neurol 2010; 68: 173-183
13. Bastianello e coll BMC Neurology 2011; 11: 132
14. Reekers JA e coll Cardiovasc Intervent Radiol 2011; 34: 1-2
15. CBC News 29 June 2011