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Cabergolina o levodopa come terapia iniziale per la malattia di Parkinson?

Con la cabergolina meno complicazioni motorie, ma minore efficacia e più edema e altri effetti collaterali

La cabergolina è un dopamino agonista con una lunga durata d’azione che permette una posologia che prevede una sola somministrazione giornaliera. Il reparto di Neurologia e Psichiatria della Università di Padova ha coordinato uno studio multicentrico in doppio cieco (in cui né il paziente è il medico sa quale è la terapia assegnata) con lo scopo di verificare se una terapia iniziale a base di cabergolina presenta dei vantaggi rispetto ad una terapia iniziale a base di levodopa nei pazienti affetti da malattia di Parkinson. A tale scopo sono stati seguiti per periodi fino a 5 anni 419 pazienti parkinsoniani. Le complicazioni motorie sono state significativamente meno frequenti nel gruppo carbergolina (nel 22.3% dei pazienti rispetto al 33.7% dei pazienti nel gruppo levodopa), specialmente i movimenti involontari (9.5% dei pazienti rispetto al 21.2%). Tuttavia, la levodopa è stata più efficace della cabergolina nel migliorare la funzionalità motoria misurata con la scala unificata per la valutazione della gravità della malattia di Parkinson (UPDRS). Inoltre, una terapia iniziale a base di cabergolina era associata ad una frequenza significativamente maggiore di edema periferico (16.1% rispetto a 3.4%); anche gli effetti collaterali gastrointestinali erano lievemente più frequenti (37.4% rispetto a 32.2%) e così pure il capogiro e l’ipotensione posturale (calo di pressione quando si assume la posizione eretta) (31.3% rispetto al 24%).

Bracco F et al CNS Drugs 2004; 18: 733-746