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Il Parkinson sconfitto col maiale?

Ottimismo dopo l’innesto di cellule suine nel cevello umano

Per la prima volta c’è ottimismo sulla possibilità di curare il morbo di Parkinson trapiantando nel cervello umano cellule embrionali di maiale.
Sono infatti positivi e soprattutto non mostrano segni di trasmissione di virus dall’animale all’uomo (il rischio finora più temuto), i risultati del primo trapianto di neuroni suini nell’uomo realizzato negli Stati Uniti, nell’università di Boston, e pubblicati nella rivista Neurology.
Nello studio, coordinato da Samuel Ellias, circa 12 milioni di cellule prelevate dal cervello di feti di maiale sono state trapiantate, in anestesia locale, nel cervello di 12 pazienti, per sostituire i neuroni distrutti dal morbo di Parkinson. Per i ricercatori, infatti, le cellule suine sono in grado di produrre dopamina, proprio come i neuroni umani uccisi dalla malattia.
Tutti i pazienti, si rileva nell’articolo, sono stati sottoposti a terapia antirigetto ed hanno tollerato bene il trapianto da animale a uomo (xenotrapianto).
Secondo il direttore dell’Istituto mediterraneo trapianti (Ismett) di Palermo, Ignazio Marino, il risultato «è incoraggiante non solo per i progressi che si faranno nella cura del morbo di Parkinson, ma per gli studi sullo xenotrapianto. È una conferma - ha aggiunto - che fa ben sperare sul futuro di questa terapia». Secondo i dati dello studio americano, infatti, il pericolo di trasmissione di un virus da suino a uomo, «pur rimanendo certamente un rischio da tenere in considerazione, con ogni probabilità non è così alto come si sospetta».
Un risultato che, secondo Marino, si allinea a quanto osservato nel 1992 e nel 1993, dopo i due trapianti di fegato da babbuino a uomo, quando in un periodo di due mesi non è stata rilevata alcuna trasmissione di virus dall’animale all’uomo.