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Cellule staminali subito per i pazienti con parkinsonismi atipici: i dubbi

BroccoliIntervista al Dr Vania Broccoli Responsabile dell'Unità "Cellule staminali e Neurogenesi" presso la Divisione di Neuroscienze dell'Istituto Scientifico San Raffaele a Milano

Dr Broccoli, mi sembra molto pensieroso dopo la sessione relativa alla proposta di trattamento a base di cellule staminali per i parkinsonismi atipici. A che cosa sta pensando?

Sto riflettendo sulle poche informazioni che mi hanno saputo fornire sul metodo impiegato per ottenere neuroblasti da iniettare nel fluido cerebrospinale. La metodica si basa sul lavoro di due biologi dell'Ucraina che affermano di coltivare cellule staminali mesenchimali raccolte dal midollo osseo del paziente ed indurre a trasformarsi in neuroblasti, che a loro volta si trasformano in neuroni. Non mi risulta che questo sia mai stato conseguito finora in modo convincente. Invece, ci sono parecchi studi che sostengono proprio il contrario ovvero che non è possibile ottenere neuroblasti (e quindi neanche neuroni) dalle cellule staminali di origine mesenchimale. Ho cercato di capire qualcosa di più ponendo una serie di domande ciconstanziate ai biologi ucraini, ma per ora non ho avuto alcuna risposta. Il loro metodo comunque non è pubblicato da alcuna parte e questo rende ancora più difficile capire quello che stanno facendo.


In realtà il Dr Scarzella ha fatto riferimento ad una pubblicazione nell'animale.

Sì, è vero, ma gli autori (Park HJ et al J Neurochem 2008; 107: 141-151) non descrivono in dettaglio la metodica seguita ed i dati descritti non permettono di giungere ad alcuna conclusione seria. Essi hanno usato un modello di malattia di Parkinson pochissimo usato - l'intossicazione con MG132 - invece di quello migliore e comunemente usato da tutta la comunità scientifica – l'intossicazione con 6-OHDA. A supporto dell'affermazione che le cellule mesenchimali trapiantate per via endovenosa sono entrate nel cervello, dove si sono trasformate in neuroni, vi sono un paio di fotografie di scarsa qualità, a mio avviso poco convincenti. Inoltre la rivista in cui questi risultati sono stati pubblicati è di mediocre qualità e questi risultati non sono stati confermati da altri laboratori nel mondo in modo indipendente.


Allora Lei non ci crede?


Diciamo che sono scettico. Non dubito che le cellule staminali mesenchimali potranno diventare un ottimo strumento terapeutico. Però, ripeto, che esistono diversi studi autorevoli che non confermano la procedura usata in questo caso. Inoltre, io mi occupo di cellule staminali da più di un decennio e so quanto siano delicate. Mi risulta difficile credere che sia così facile riuscire ad indurle a trasformarsi in neuroblasti senza danni e che, una volta iniettate, continuino non solo a sopravvivere, ma anche a stare così bene da riuscire a raggiungere il cervello e trasformarsi lì in neuroni.


A dire il vero, anche il Prof Antonini ha dubbi a proposito. Lui però pensa che possano secernere fattori di crescita che esplicano un effetto positivo sui neuroni rimasti.


Questo è già più probabile. Tuttavia, anche in questo caso sono scettico, perchè le cellule dovrebbero non risentire affatto del trasferimento per stare così bene da secernere fattori di crescita in quantità tali da aiutare altre cellule in difficoltà. Se questo anche avvenisse, potrebbe durare solo alcuni giorni e quindi avere un effetto così transitorio da risultare per di più inutile. Può invece essere più veritiero il contrario, cioè che queste cellule iniettate nel liquido cefalorachidiano, cioè in un ambiente diverso dal loro naturale, stiano poi così male da secernere fattori di stress cellulare che possano incrementare la morte dei neuroni del cervello.


Il Dr Scarzella ha anche citato un lavoro nell'uomo, dove sono stati osservati miglioramenti della sintomatologia.


Per quanto riguarda lo studio nell'uomo (Lee PH et al Clin Pharmacol Ther 2008; 83: 723-730), gli stessi autori ammettono che i miglioramenti che hanno osservato potrebbero essere dovuti all'effetto placebo. Si tratta di un effetto ampiamente documentato in letteratura e che riguarda non solo sintomi soggettivi come il mal di testa, ma anche oggettivi come la pressione arteriosa: i malati migliorano temporaneamente per il solo fatto di avere preso un trattamento in cui credono, anche se si tratta di una pillolina di zucchero che non contiene alcun principio attivo. Questi effetto è stato documentato anche nella malattia di Parkinson. Ho ricevuto poco tempo fa il Bollettino della Michael J Fox Foundation, che espone i risultati di uno studio sulla terapia genica, basata sulla somministrazione di un gene che produce un fattore di crescita, la neurturina. I malati sono stati suddivisi in due gruppi. Un gruppo ha veramente ricevuto la terapia genica, l'altro no, ma non lo sapeva, perchè lo studio è stato condotto in cieco (tutti i pazienti venivano apparentemente sottoposti alla stessa procedura ed il trattamento veniva preparato da ricercatori diversi da quelli che valutavano i risultati). Quando è stato aperto il codice che permetteva di sapere chi avesse ricevuto che cosa, è stato scoperto che il 70% dei pazienti presentavano un miglioramento prefissato di 5 punti sulla parte motoria della scala UPDRS in entrambi i gruppi.


Allora, Dr Broccoli, che cosa dobbiamo fare secondo Lei?

Aspettare che metodiche opportunamente validate dalla comunità scientifica siano state messe a disposizione prima di iniziare una sperimentazione nell'uomo – e non il trattamento di casi isolati. Ritengo che la classe medica abbia il dovere di sperimentare nel modo più serio ed informativo terapie sperimentali a base di cellule staminali in modo da ottenere dei risultati informativi che ci dicano se queste terapie funzionino oppure no. Successivamente i risultati devono essere pubblicati e vagliati dalla comunità scientifica internazionale.


Riassumiamo I motivi del Suo “perchè no”

Sono contrario alla terapia a base di cellule staminali di casi di parkinsonismo atipico perchè:
  • la metodica in generale su cui è basata non ha un razionale serio ed accettato dalla comunità scientifica nel suo complesso
  • non sono stati resi noti i procedimenti utilizzati dai biologi per preparare le cellule staminali da iniettare poi nei pazienti
  • il trattamento non avviene nell'ambito di una sperimentazione in cieco che permette di valutare seriamente i risultati ed i possibili miglioramenti
  • per tutto questo viene chiesto ai pazienti una ingente somma di denaro facendo pensare che alla base di questa iniziativa ci sia per lo più uno scopo di lucro. Si legga anche l'articolo sulla Stem Cells Foundation a San Marino pubblicato sul Corriere della Sera.