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Staminali per il trattamento dei parkinsonismi atipici: considerazioni conclusive

Prof. Gianni PezzoliIntervista al Prof G Pezzoli, Direttore del Centro Parkinson ICP a Milano e Presidente dell'Associazione Italiana Parkinsoniani, nonché della Fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson

Professore, che cosa pensa delle interviste pubblicate sulla terapia a base di staminali per i parkinsonismi atipici sul sito www.parkinson.it ?

Rispecchiano abbastanza bene il dibattito che si è svolto al convegno a Montecatini Terme e mettono in luce il dilemma tra il desiderio di condurre rigorosa ricerca scientifica a beneficio di tutti ed il desiderio di risolvere il problema umano del singolo paziente incurabile.


E quale è la Sua opinione? In qualità di clinico e Presidente AIP che cosa consiglia ai malati?

Avrei bisogno di sapere di più su questa terapia. In particolare, avrei bisogno di sapere se i primi pazienti che si sono sottoposti alla terapia sono migliorati o no.


Professore, c'era anche Lei quando la paziente del Prof Antonini ha dichiarato di essere migliorata. Ha detto che inghiottiva e controllava gli sfinteri meglio.

Sì, è vero, l'ho sentita, ma sono sintomi soggettivi che non costituiscono una prova scientifica. Sarebbe necessario condurre una sperimentazione scientificamente corretta ovvero in confronto con il placebo (una procedura fasulla senza staminali) in condizioni di doppio cieco ovvero in cui né il medico valutatore, né il paziente sono a conoscenza della terapia ricevuta. Naturalmente in questi casi è pressoché impossibile condurre uno studio così in pazienti gravi, a metà dei quali verrebbe negata una terapia potenzialmente utile.


E allora?

Non mi sento di dire a questi pazienti che non c'è alcuna terapia per loro, solo perché la terapia resa disponibile non è stata valutata secondo i rigorosi parametri scientifici classici.

Dopo tutto anche una delle riviste mediche più importanti del mondo - il New England Journal of Medicine - ha pubblicato articoli su questo argomento. È giusto informare i pazienti che la terapia esiste, ma bisogna anche renderli consapevoli che la terapia è sperimentale e che non esistono prove della sua efficacia, né della sua sicurezza. Non esiste nemmeno documentazione della sua riproducibilità; questo significa che non vi è neanche la garanzia che la terapia venga sempre effettuata secondo un metodo standard, dato che il metodo non è stato reso pubblico e la sua validità (capacità di raccogliere veramente cellule staminali, coltivarle ed iniettarle) non è stata confermata scientificamente.


Professore, so che alcuni dei Suoi pazienti si sono sottoposti a terapie a base di cellule staminali in diversi centri nel mondo. Non c'è qualche centro che si sente di consigliare di più di un altro? Non è forse meglio sottoporsi alla terapia qui in Europa o addirittura in Italia?

In mancanza delle garanzie che ho elencato prima, non mi sento neanche di consigliare un centro piuttosto che un altro. Però se un paziente vuole sottoporsi per forza a questo trattamento, meglio che lo faccia in Italia, risulterebbe tutto più controllabile. Ho accompagnato qualcuno che insisteva nel volerlo fare in giro per il mondo. Se avessi osservato miracoli ne avrei già parlato. E con questo, penso di avere detto tutto.