Martedì 07 Febbraio 2012
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La corretta alimentazione PDF Stampa

Il sovrappeso nei malati di Parkinson

L’obesità è ormai riconosciuta come una grave malattia destinata ad avere un impatto non trascurabile sullo stato di salute del nostro Paese. Anche in  Italia, come evidenziano i dati più recenti, i tassi di incidenza di questa malattia sono in rapida crescita: secondo le ultime stime ISTAT, oggi, in Italia, le persone adulte obese sono oltre 4 milioni, con un incremento di circa il 25% rispetto al 1994. Un adulto su tre, risulta in sovrappeso, pari al 33,4%, il 9,1% è obeso, il 53,8% è normopeso ed il restante 3,6 è sottopeso. Questi dati non lasciano indifferenti gli specialisti e gli studiosi nutrizionisti. Per questo motivo abbiamo valutato lo stato nutrizionale dei pazienti affetti da malattia di Parkinson. Nella malattia di Parkinson vi sono diversi fattori che interferiscono con lo stato nutrizionale del paziente. In letteratura vi sono numerosi lavori che considerano il calo ponderale come il maggior problema che il paziente affetto da Parkinson deve affrontare dal punto di vista nutrizionale. La malnutrizione è diagnosticata con un BMI inferiore a 18,5. Per BMI, si intende, l’indice di massa corporea, calcolato dividendo il peso (Kg) per il quadrato dell’altezza espessa in metri (mq), si considera normale, per entrambi i sessi, un indice di massa corporea compreso tra 18,5 e 24,9, la diagnosi di sovrappeso viene effettuata per valori tra 25 e 29,9 e di obesità per valori maggiori di 30. Il mantenimento di un adeguato peso corporeo è un importante fattore di sopravvivenza per l’individuo e la specie. Affinchè il peso corporeo rimanga stabile per lunghi periodi è necessario che vi sia un equilibrio tra l’energia consumata e le calorie introdotte, non solo in termini energetici, ma anche qualitativi, in modo che la miscela dei substrati ossidati corrisponda quantitativamente e qualitativamente ai substrati ingeriti. Da queste premesse risulta evidente che uno squilibrio tra l’introduzione ed il consumo di energia porta a variazioni del contenuto di adipe.  La difficoltà a deglutire e a masticare, un livello socio economico basso, la depressione, e soprattutto, le gravi discinesie sono la principale causa del calo ponderale, ma esiste anche il problema inverso, una malnutrizione in eccesso che porta dal sovrappeso fino all’obesità. Analizzando i dati antropometrici di 364 pazienti affetti da malattia di Parkinson, con età media 66 ± 9 anni, 180 femmine e 184 maschi, è emerso che il 62% dei pazienti che afferiscono al nostro servizio è in sovrappeso (BMI > 25) e che il 26% di questi sono obesi (BMI > 30). Analizzando i dati ISTAT 1999/2000, e paragonando persone della stessa età, emerge, che il sovrappeso è simile nelle due popolazioni a confronto, ma la percentuale di obesità nei malati di Parkinson è maggiore del 50% rispetto alla popolazione italiana di riferimento e solo il 3% dei pazienti è sottopeso (BMI < 18,5). Esiste una correlazione tra anni di malattia e perdita di peso, nei primi 10 anni di malattia il sovrappeso è il problema maggiore dal punto di vista nutrizionale. I pazienti sottoposti a regime dietetico ipercalorico (quindi sottopeso) hanno un’età media di malattia di 14 anni, rispetto all’età media di 10 anni dei pazienti a regime ipocalorico. Non esistono apparenti differenze di BMI tra i due sessi, tra i fumatori e i non fumatori, tra i pazienti in terapia con levodopa e quelli con il solo dopaminoagonista. L’attività fisica regolare è maggiore del 50% nei pazienti normopeso, rispetto a quelli sovrappeso. Possiamo ipotizzare che la diminuita attività motoria caratteristica della malattia, senza adeguamento delle abitudini alimentari crei un bilancio energetico positivo che si manifesta con un’inevitabile aumento del peso. Risulta fondamentale che pazienti affetti da malattie croniche neurodegenerative abbiano un peso normale per la propria altezza. Essere in sottopeso o in sovrappeso mette a rischio la sopravvivenza del paziente stesso e favorisce inevitabilmente la comparsa di altre malattie metaboliche che possono compromettere negativamente l’andamento della malattia di Parkinson. Eseguire regolarmente gli esami ematochimici e avere una valutazione medica specialistica dietologica può migliorare lo stato di salute del paziente e facilitare il neurologo nel trattamento sintomatico della malattia neurologica.



 
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