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Scoperto uno dei meccanismi alla base della morte dei neuroni che producono dopamina.

Una proteina protegge dalla morte neuronale indotta dall'accumulo di alfa-sinucleina.

E' noto che l'accumulo di una forma abnorme di alfa-sinucleina è tossico per i neuroni dopaminergici e conduce alla loro morte. Tuttavia non è ben chiaro il ruolo fisiologico della sinucleina, nè il meccanismo per cui una sua mutazione risulta letale per la cellula.
Un gruppo di ricercatori USA ha scoperto una tecnica per determinare una iperproduzione di tutte le proteine presenti nei lieviti e per individuare le prime anomalie causate su di esse dall'accumulo di alfa -sinucleina. Si è visto così che i problemi sorgono a livello del trasporto di proteine fra due organuli presenti in tutte le cellule: il reticolo endoplasmico e l'apparato del Golgi. Il primo è il sito in cui si producono le proteine, mentre l'apparato del Golgi è una specie di "ufficio postale" in cui le proteine vengono adattate, selezionate ed etichettate per la loro destinazione finale. Quando l'alfa-sinucleina si muta e si accumula alla superficie delle cellule, si determina un ostacolo a carico di una proteina che attua il trasporto fra il reticolo endoplasmico e l'apparato di Golgi. In questo modo il traffico delle proteine si blocca e la cellula ne soffre e muore. Si trattava ora di vedere se si poteva iperprodurre la proteina di trasporto e se questo impediva la morte delle cellule. Si è scoperto, con un'accurata ricerca sui geni implicati nei lieviti in questi meccanismi, che una proteina chiamata Ypt1p accelera il traffico e impedisce la citotossicità dell'alfa-sinucleina nelle cellule dei lieviti. Passando ad organismi più complessi, si è trovato che la proteina Rab1 aveva nei mammiferi lo stesso ruolo della Ypt1p e proteggeva i neuroni dopaminici dalla tossicità della sinucleina anche in vari modelli animali di parkinsonismo. Ferve ora la ricerca di nuovi composti dotati delle medesime proprietà della Rab1 per utilizzarli nell'uomo e per verificare se si ottengono gli stessi risultati.

Cooper AA et al - Science - 2006; 313: 324-8.