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IL SOGNO DELLA PREVENZIONE DIVENTA REALTÀ?

Tutta la storia del Q10

I risultati dello studio con il coenzima Q10 nella malattia di Parkison in fase precoce. Attualmente le informazioni sulle cause della malattia di Parkinson sono ancora frammentarie. Uno di questi frammenti consiste nell’osservazione che l’attività dei complessi I-III dei mitocondri (le fabbriche di energia nelle cellule) è ridotta nella malattia di Parkinson e così pure i livelli di coenzima Q10, una proteina che “ricarica” i complessi mitocondriali accettando elettroni ed esplicando una attività antiossidante. In uno studio nel topo è stato documentato che un trattamento con coenzima Q10 è in grado di contenere la perdita di neuroni dopaminergici indotta sperimentalmente con MPTP. Da 300 a 1200 mg al giorno per 16 mesi In base a queste premesse è stato effettuato uno studio in 10 centri specializzati negli Stati Uniti, in cui 80 pazienti con malattia di Parkinson in fase precoce che non richiedeva terapia farmacologica sono stati assegnati casualmente ad una di tre posologie diverse di trattamento con coenzima Q10 in cialde (300, 600 o 1200 mg al giorno suddivisi in 4 assunzioni giornaliere in occasione dei tre pasti giornalieri ed al momento di coricarsi) oppure a trattamento con placebo in cialde identiche contenenti 300 Unità Internazionali di vitamina E antiossidante, in modo da assicurare condizioni di doppia cecità (in cui né il paziente, né il ricercatore sanno quale trattamento sia stato assegnato e sono pertanto “ciechi”). I pazienti sono stati seguiti misurando i punteggi alla Scala Unificata per la valutazione della gravità della malattia di Parkinson (Unified Parkinson’s Disease Rating Scale = UPDRS) e facendo prelievi di sangue per misurare i livelli di coenzima Q10 per 16 mesi oppure fino al momento in cui la compromissione della funzione motoria richiedeva l’istituzione di una terapia con levodopa. All’inizio ed alla fine dello studio è stato prelevato un campione di sangue per misurare l’attività dei complessi mitocondriali. Ottima tollerabilità Il trattamento è stato ben tollerato. Non è mai stato necessario ridurre il dosaggio di coenzima Q10 a causa di intolleranza. Solo un soggetto assegnato al dosaggio massimo ha sospeso a causa di tremore, dolore alla schiena ed aumento della frequenza notturna della minzione, effetti che il ricercatore ha ritenuto che non fossero causati dal farmaco. Rallentamento annuo della progressione globale pari al 20,3% Il trattamento a base di coenzima Q10 ha rallentato la progressione della malattia di Parkinson in maniera dose-dipendente a tutti i dosaggi, ma l’entità del rallentamento alla fine dello studio è stato significativo (ovvero statisticamente non dovuto al caso) rispetto al placebo solo con il dosaggio massimo (peggioramento pari al 29,4% rispetto al 49,7%). Contenimento annuo della perdita della capacità di svolgere le attività quotidiane pari al 57,2% Il miglioramento riguardava tutte le componenti della scala, ma in particolar modo la capacità di svolgere le usuali capacità quotidiane, con un peggioramento pari al 30,6% con 1,200 mg rispetto al 87,8% nel gruppo placebo. La funzione motoria è peggiorata del 27,6% nel gruppo trattato con 1,200 mg rispetto all’36.7% nel gruppo placebo. Il beneficio riguardante la capacità di svolgere le attività quotidiane era evidente già dopo un mese di trattamento (miglioramento del 12,5% rispetto ad un peggioramento pari al 9,6% nel gruppo placebo), mentre il beneficio globale e quello relativo alle funzioni mentali e motorie sono stati rilevati a partire dall’ottavo mese di trattamento. I livelli plasmatici di coenzima Q10 sono aumentati in maniera dose-dipendente nei tre gruppi assegnati al farmaco attivo e l’attività di trasporto di elettroni a livello dei complessi I e III nei mitocondri è aumentata in maniera statisticamente significativa. Risultati positivi anche in altre patologie solo a dosaggi elevati Sono stati eseguiti studi terapeutici con il coenzima Q10 anche in altre patologie. Studie in varie affezioni cardiovascolari con dosaggi inferiori (30-300 mg al giorno) hanno avuto esito negativo, mentre in uno studio in un’altra malattia neurodegenerativa, la malattia di Huntington caratterizzata da movimenti involontari e demenza, il coenzima Q10, al dosaggio di 600 mg al giorno, ha permesso di conseguire un rallentamento della compromissione funzionale globale pari al 13%. Pertanto, sembra che l’utilizzo di dosaggi elevati di coenzima Q10 sia fondamentale per il conseguimento di un effetto terapeutico. Gli Autori concludono che sono necessari ulteriori studi per confermare i risultati di questo studio su un numero più ampio di pazienti e per approfondire gli effetti del coenzima Q10 a dosaggi a partire da 1200 mg al giorno. Una limitazione evidente di questo studio è l’inclusione solo di pazienti in fase precoce, dato che è improbabile che i risultati sarebbero gli stessi in pazienti in fase avanzata. Il coenzima Q10 a basse dosi è sul mercato da anni Nel frattempo, data la buona tollerabilità del coenzima Q10, secondo il Prof Pezzoli, direttore del centro Parkinson presso gli Istituti Clinici di Perfezionamento a Milano, nonché Presidente della Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP), chi lo desidera può già iniziare il trattamento. Il problema sta nel rifornimento. Gli integratori alimentari presenti sul mercato contengono quantità assai basse (10-20 mg) ed i farmaci non rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (in fascia C) in capsule per le patologie cardiache (a causa dei risultati negativi menzionati in precedenza) ne contengono al massimo 50 mg, per cui bisognerebbe assumere non meno di 24 capsule al giorno. La via più pratica sembra essere la richiesta di un preparazione galenica ad uso personale da parte del farmacista.

Shults CW et al. Effects of coenzyme Q10 in early Parkinson Disease.Arch Neurol