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Nuovo farmaco anti-Parkinson da associare alla levodopa si rivela sicuro

Nuovi dati sul farmaco

Secondo i risultati preliminari di un recente studio, condotto dal Parkinson Study Group dell’Università di Rochester, New York, il remacemide, un nuovo farmaco per la cura della malattia di Parkinson, ha dimostrato di essere efficace solo se viene assunto insieme alla levodopa, il farmaco più usato nella cura della malattia di Parkinson, e di essere praticamente privo di effetti collaterali significativi. "Se gli studi in corso confermeranno che il remacemide associato alla levodopa può migliorare i sintomi del paziente, questa potrebbe diventare la prima di una nuova classe di terapie anti Parkinson," ha dichiarato il dottor Steven Schwid, che fa parte del gruppo di studio impegnato nella sperimentazione. Secondo i ricercatori, il remacemide agisce sui recettori cerebrali influendo sull’assorbimento del glutammato, una sostanza la cui iperattività può essere la causa di alcuni dei sintomi della malattia di Parkinson. Il remacemide è stato testato su 200 pazienti affetti dalla malattia di Parkinson, che seguivano una terapia priva di levodopa. Lo scopo di questo studio, come hanno dichiarato i ricercatori, era quello di identificare le dosi di remacemide tollerate dai pazienti e di ottenere informazioni preliminari sulla sua efficacia. I pazienti hanno dimostrato di tollerare fino a 600mg di remacemide al giorno e tale dose si è dimostrata più facilmente tollerabile se suddivisa in quattro dosi da 150mg ciascuna, piuttosto che due da 300mg. I pazienti che assumevano il placebo erano più portati ad assumere tutte le loro compresse più dei pazienti che assumevano 300 o 600mg di remacemide al giorno. Gli effetti collaterali più comuni provocati dal remacemide sono stati capogiro, nausea e vomito. Alcuni pazienti curati con remacemide hanno sperimentato più sonnolenza e più insonnia rispetto ai pazienti che assumevano il placebo. Nessun paziente ha avuto effetti collaterali seri nei vari trattamenti subiti. Il remacemide non ha modificato i sintomi della malattia di Parkinson, misurati con le scale standard, sia in base ai giudizi dei pazienti, sia in base alle valutazioni dei medici. Secondo i ricercatori è possibile che dosaggi maggiori o periodi di trattamento più prolungati possano offrire vantaggi superiori. La sperimentazione sugli animali dimostra che il remacemide potrebbe essere efficace nella cura della malattia di Parkinson, se associato alla levodopa, e potrebbe in una certa misura proteggere i tessuti cerebrali dalla degenerazione provocata dalla malattia di Parkinson e da altre malattie analoghe. Secondo il dottor Schwid, se questo farmaco dimostrasse di possedere realmente tale "capacità neuroprotettiva", potrebbe rappresentare un deciso passo avanti nella cura della malattia di Parkinson. Il Parkinson Study Group di Rochester, incoraggiato dall’esito favorevole degli studi sulla sicurezza e da vari altri studi sugli animali, continuerà a valutare l’efficacia del remacemide, sia nella terapia sintomatica dei pazienti, in associazione con la levodopa, sia nella funzione di agente neuroprotettivo.