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CELLULE STAMINALI: quali risultati dopo 12 mesi? Esperienze dei pazienti trattati. I nuovi studi

celluleRiassunto della tavola rotonda a Cervia, 30 gennaio 2010

- Risultati incoraggianti in Corea: migliorano non solo i sintomi, ma anche la funzione dei neuroni osservati nelle neuroimmagini
- Cellule della pelle trasformate direttamente in neuroni
- Ancora "viaggi della speranza"
- Studi sponsorizzati dalla Fondazione Grigioni
- Operativa da febbraio 2010 la stazione robotica per l'estrazione del DNA donata dalla Fondazione Grigioni. Permetterà rendere il lavoro molto più veloce e preciso.

Risultati incoraggianti in Corea: migliorano non solo i sintomi, ma anche la funzione dei neuroni osservati nelle neuroimmagini

Le ricerche sulle cellule staminali continuano a passo sostenuto, soprattutto nei paesi dove le attività non sono rallentate o addirittura non consentite dalle leggi locali e complicazioni burocratiche. Un esempio è la Corea del Sud, un paese che considera la ricerca sulle cellule staminali il suo fiore all'occhiello e fa di tutto per sostenere e facilitare il lavoro degli scienziati.

Ricercatori coreani (Lee e coll., Università di Suwan) hanno messo a punto una terapia a base di cellule staminali mesenchimali per pazienti con una forma grave di parkinsonismo, detto atrofia multi sistemica (MSA), La terapia consiste nel prelievo delle cellule del paziente dal midollo osseo, la loro espansione in provetta e poi la loro re immissione nel corpo per via intraarteriosa nelle arterie che portano il sangue al cervello, seguita da somministrazioni di richiamo ripetute per via endovenosa. Hanno confrontato 11 pazienti con MSA (età media 57 anni, mediamente 4 anni di malattia) sottoposti a questa terapia con 18 pazienti non trattati (età media 57 anni, mediamente 5,8 anni di malattia) per 12 mesi. Alla fine del periodo di osservazione i punteggi dei pazienti trattati erano stabili, ancora intorno ai valori di partenza, mentre quelli dei pazienti non trattati erano nettamente peggiorati. I ricercatori non danno grande importanza a questo risultato, perché i pazienti sapevano se erano stati trattati oppure no e quindi il punteggio potrebbe solo riflettere la loro convinzione di essere migliorati (effetto placebo). Tuttavia, alla fine dei 12 mesi alcuni dei pazienti (rispettivamente cinque e dieci) erano stati sottoposti alla PET, che ha documentato un' importante ripresa della funzione dei neuroni in aree cerebrali colpite solo nei pazienti trattati. Per quanto riguarda la sicurezza, sei pazienti (54%) hanno sviluppato febbre dopo le infusioni delle cellule, che ha risposto bene al paracetamolo (Tachipirina) e sono state osservati microemboli alla risonanza magnetica, tutti asintomatici, dopo la somministrazione intraarteriosa in sette pazienti (64%); i ricercatori hanno già trovato il modo di evitare questa complicazione.

Si attende la conferma di questi risultati preliminari estremamente incoraggianti in ulteriori studi. Il numero di pazienti trattato finora può sembrare modesto, esso è dovuto sia alla rarità della MSA che ai costi altissimi di uno studio che prevede l'uso della PET, la tecnica per immagini più precisa che esiste, indispensabile per la ricerca, ma molto costosa.


All'estero è partito un ulteriore studio nell'uomo che prevede il prelievo delle cellule staminali mesenchimali dal midollo osseo del paziente, la loro espansione e reintroduzione direttamente nello striato tramite chirurgia stereotassica (India) ed è in fase di progettazione uno studio che coinvolgerà diversi paesi Europei.


Cellule della pelle trasformate direttamente in neuroni

Infine, ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica rivoluzionaria che permette di trasformare cellule mature della pelle in neuroni. Finora la tecnica è riuscita nel topo, ma gli scienziati sono già all'opera per metterla a punto nell'uomo. La tecnica permetterebbe di superare i problemi inerenti al trapianto di cellule staminali, non sempre controllabili e quindi associate al rischio di tumori: il passaggio a cellule staminali diventerebbe superfluo, inutile, si potrebbe prendere cellule mature della pelle del paziente e trasformarle direttamente nei neuroni dopaminergici che servono.



Ancora "viaggi della speranza"

Nonostante l'esortazione alla prudenza in occasione dell'ultimo convegno AIP a Montecatini, ulteriori pazienti si sono sottoposti a terapie a base di cellule staminali al di fuori del contesto di una sperimentazione clinica presso centri che non documentano in maniera trasparente quello che fanno, invariabilmente con risultati insoddisfacenti.

Sono state riportate due esperienze. Un paziente nel pubblico è venuto sul palco a riferire la sua esperienza presso il centro a Colonia, dove si è sottoposto al prelievo di cellule staminali mesenchimali, reintrodotte una volta sola nel liquido nel sistema nervoso centrale tramite puntura lombare. Il paziente, affetto da malattia di Parkinson, ha avuto l'impressione di avere riacquistato le forze, ma l'impressione è durata solo due settimane, dopo non vi è stato alcun risultato positivo. Il Dr Sacilotto, medico neurologo presso il centro Parkinson ICP a Milano, ha riferito la storia di un' altra paziente di 62 anni, affetta da MSA da 4-5 anni, sempre trattata a Colonia, che ha riferito di avere parzialmente recuperato la voce, ma il Dr Sacilotto non è stato in grado di trovare alcun miglioramento obiettivo.


Studi sponsorizzati dalla Fondazione Grigioni

La differenza tra la tecnica dei coreani, coronata dal successo, e quelle dei centri che offrono terapia a base di cellule staminali in giro per il mondo è che i coreani hanno pazientemente messo a punto la loro tecnica tramite esperimenti su modelli animali di Parkinson, mentre gli altri centri hanno completamente saltato questo passaggio.

Studi nella scimmia e sviluppo di modelli animali di Parkinson

Ecco perché la Fondazione Grigioni sponsorizza studi in modelli animali di Parkinson presso l'Istituto Scientifico San Raffaele a Milano.

Il responsabile del progetto, Dr. Vania Broccoli, ha spiegato come ha messo a punto un modello di Parkinson, in collaborazione con un centro altamente specializzato in Spagna (Prof Lanciego, Istituto CIMA a Pamplona) nell'animale più simile all'uomo in assoluto, la scimmia, e come intende usarlo per documentare gli effetti di terapie a base di cellule staminali (e/o la nuova tecnica per trasformare cellule della pelle in neuroni) non solo osservando l'andamento della sintomatologia, ma anche ottenendo neuro immagini PET.

Il gruppo si ripropone di sviluppare anche altri modelli animali della malattia, tra i quali un modello in un pesce detto zebrafish. L'utilità di questo modello risiede nel fatto che l'embrione di questo pesce si sviluppa in pochissimo tempo (giorni) per cui è possibile effettuare studi sullo sviluppo della malattia velocemente.

Non solo DNA, ma anche campioni di pelle

La banca del DNA, diretta dal Dr Goldwurm, medico genetista presso il centro Parkinson ICP a Milano, ha cominciato anche a conservare biopsie della pelle di pazienti parkinsoniani a scopo di ricerca. Questi campioni hanno ora acquistato notevole valore, alla luce delle nuove tecniche di trasformazione delle cellule della pelle in neuroni e la banca è stata contattata da potenziali acquirenti a scopo di lucro. La banca si è rifiutata di concederli, in quanto la politica è di donare i campioni esclusivamente a scopo di ricerca non finalizzata a scopi commerciali.

Analisi DNA più veloci

Infine il Dr Goldwurm ha riferito che la banca del DNA, grazie alla collaborazione con il Prof Duga dell'Università di Milano ed alla generosa sponsorizzazione della Fondazione Grigioni, ora dispone, grazie alla Fondazione Grigioni, di una stazione robotica che rende il lavoro di analisi del DNA molto più veloce. Tutto per fare più in fretta ed accorciare i tempi fino alle scoperte che permetteranno di curare il Parkinson!