La dieta chetogenica nel Parkinson: una potenziale strategia terapeutica

La dieta chetogenica è un approccio nutrizionale caratterizzato da una riduzione dei carboidrati (come pane, pasta, riso, patate e dolci) e dello zucchero, con un incremento dei grassi “buoni” e un apporto adeguato di proteine, motivo per cui viene definita dieta normoproteica.

Normalmente il corpo utilizza lo zucchero (glucosio) come principale fonte di energia. Con la dieta chetogenica, invece, l’organismo impara a utilizzare i grassi per produrre una fonte alternativa di energia chiamata corpi chetonici.

Dalla revisione dell’articolo emerge il potenziale ruolo terapeutico della dieta chetogenica nella malattia di Parkinson. Diversi studi hanno evidenziato possibili effetti benefici, tra cui:

  • Azione antinfiammatoria: riduzione delle citochine pro-infiammatorie.
  • Riduzione dello stress ossidativo: i corpi chetonici potenziano le difese antiossidanti.
  • Neuroprotezione: protezione dei neuroni dopaminergici, fornendo al cervello una fonte energetica alternativa e ottimizzando il metabolismo del glucosio.
  • Aumento dei fattori neurotrofici, tra cui il brain-derived neurotrophic factor (BDNF), sostanze che aiutano le cellule nervose a restare sane e attive, migliorando memoria e apprendimento.
  • Miglioramento dell’efficacia della levodopa, aumentando la sua biodisponibilità.

Inoltre, la dieta chetogenica influenza la composizione e la funzione del microbiota intestinale. Studi hanno dimostrato che la chetogenica contrasta la disbiosi (alterazione della flora batterica) ripristinando un microbiota più sano. Ad esempio, aumenta l’abbondanza di Bacteroides e Prevotella, riducendo Firmicutes e Actinobacteria.

Esperimenti su modelli animali forniscono prove dirette che questi cambiamenti microbici mediano effetti neuroprotettivi.

L’approccio multifattoriale della dieta chetogenica la rende particolarmente interessante come strategia complementare alle terapie farmacologiche tradizionali. Tuttavia, le evidenze cliniche disponibili sono ancora limitate e sono necessari studi randomizzati controllati di lunga durata per valutarne sicurezza, efficacia e appropriatezza nelle diverse fasi della malattia.

Commento nutrizionale

Attualmente, la dieta chetogenica deve essere considerata una strategia nutrizionale da applicare solo sotto stretta supervisione dello specialista (medico dietologo e nutrizionista). La sua adozione richiede una valutazione nutrizionale individuale e personalizzata, soprattutto in presenza di condizioni comuni nei pazienti con Parkinson, come perdita di peso involontaria, sarcopenia o disfagia.

Non è consigliabile seguire la dieta chetogenica in autonomia, poiché la forte restrizione dei carboidrati può ridurre l’apporto calorico e di micronutrienti, con un aumento de rischio di malnutrizione. La dieta deve essere bilanciata, garantendo un adeguato apporto proteico per preservare la massa muscolare e una scelta attenta di grassi e fibre, importante per la salute intestinale e del microbiota.

Esistono controindicazioni assolute, come il diabete mellito di tipo I e patologie renali e per questo sono necessari monitoraggi regolari degli esami ematochimici e un’eventuale integrazione nutrizionale.

La dieta chetogenica trova applicazione principalmente nel dimagrimento, ma, poiché può essere seguita solo per periodi limitati, è fondamentale valutare costantemente la condizione clinica e nutrizionale del paziente.

Nel 2026 sarà attivato presso il Centro Parkinson dell’Ospedale CTO un servizio dedicato alla dieta chetogenica per i pazienti con malattia di Parkinson, per un supporto sicuro e personalizzato nella malattie neurodegenerative.

FONTI:

Pokora B, Pokora K, Binienda A, Fichna J. The ketogenic diet in Parkinson's disease: a potential therapeutic strategy. Pharmacol Rep. 2025 Dec;77(6):1491-1513. doi: 10.1007/s43440-025-00799-2.

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