Oltre ai sintomi motori, fondamentali per la diagnosi della malattia di Parkinson e dei parkinsonismi, possono essere presenti sintomi neuropsichiatrici come depressione, ansia, apatia, alterazioni della percezione e del contenuto dei pensieri o del controllo degli impulsi. La prevalenza/frequenza dei sintomi neuropsichiatrici varia molto nella letteratura medico-scientifica e questa variabilità può essere dovuta alla modalità di registrazione e al periodo della malattia in cui vengono rilevati.
Qui ci focalizzeremo sui sintomi ansiosi e sui Disturbi d’Ansia. I sintomi d’ansia e i Disturbi d’Ansia sono molto frequenti nella popolazione generale (14%), sono maggiormente presenti nel genere femminile, e le persone con Disturbi d’Ansia frequentemente hanno anche altri Disturbi Psichiatrici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa la metà dei soggetti con Disturbi d’Ansia riceve una diagnosi e ancora meno vengono curati con farmaci. Le persone con malattia di Parkinson o parkinsonismi presentano Disturbi d’Ansia con una frequenza nettamente maggiore rispetto alla popolazione generale e secondo alcuni dati arrivano al 30-35% dei casi.
L’ansia, si può definire come una condizione di tensione interiore, timore, apprensione, inquietudine associata a sintomi come tremori, sudorazione, palpitazioni, senso di affaticamento, difficoltà a respirare normalmente. L’ansia è una emozione presente anche in condizioni fisiologiche. Per esempio, quando una persona fronteggia una situazione che ritiene pericolosa o minacciosa, può presentare i sintomi psichici e somatici che abbiamo citato poco fa. Tuttavia, quando la reazione di ansia diventa eccessiva e non proporzionata al pericolo o si presenta in assenza di condizioni di pericolo, possono strutturarsi quadri clinici di ansia patologica che compromettono il funzionamento del soggetto. Gli elementi che concorrono alla genesi dei Disturbi d’Ansia sono psicologici, biologici/genetici ed ambientali. Le persone ansiose sono portate a selezionare quegli stimoli che arrivano dal proprio corpo e/o dall’ambiente, che confermano i loro timori, mentre tendono a non valutarne degli altri. Con questa modalità, motivano e aumentano l’ansia basata su percezioni distorte che incrementano ulteriormente l’ansia. Il livello di stress causato da uno stimolo fisico o ambientale, dipende dalle risorse personali, dai meccanismi di difesa e dalle capacità di coping, cioè l’insieme delle strategie cognitive e comportamentali messe in atto per fronteggiare una situazione di difficoltà. Nella più recente classificazione dell’American Psychiatric Association, del 2022, sono descritti undici Disturbi d’Ansia. Nelle persone con malattia di Parkinson e parkinsonismi, sono presenti più frequentemente Disturbo d’Ansia Generalizzata, Ansia Sociale (fobia sociale), Agorafobia, Attacchi di Panico.
Disturbo d’Ansia Generalizzata: È caratterizzato da almeno sei mesi di ansia e preoccupazioni persistenti associate a irrequietezza, nervosismo, irritabilità, affaticabilità, tensione muscolare, alterazioni del sonno.
Ansia Sociale/Fobia sociale: È caratterizzata da un’ansia molto marcata provocata dall’esposizione a situazioni sociali che spesso causano l’evitamento di contesti di socializzazioni.
Agorafobia: L’agorafobia è l’ansia spesso associata all’evitamento di luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di sintomi di tipo panico o di un attacco di panico.
Attacco di Panico: Periodo breve con inizio improvviso di intensa apprensione, paura o terrore, spesso associati con una sensazione di catastrofe (o di morte) imminente. Durante gli attacchi sono di panico presenti sintomi soggettivi, somatici, psicosensoriali, comportamentali.
Ansia e depressione possono comparire già nelle fasi iniziali della malattia ed è importante che vengano riconosciuti dai pazienti e dai curanti per poter intervenire efficacemente prima che i quadri si cronicizzino. L’ansia nelle persone con malattia di Parkinson o parkinsonismi può fluttuare nell’arco della giornata in corrispondenza degli on e off motori e in questi casi, il/la curante potrà decidere di rimodulare la terapia neurologica. Il/la curante distingue tra un livello di ansia patologico e quello che non lo è, basandosi sulla gravità, frequenza e durata dei sintomi e sul loro impatto in ambito familiare, sociale, lavorativo, e, per le diagnosi di ciascun Disturbo d’Ansia, può fare riferimento alle classificazioni internazionali (ICD11 e del DSM5-TR).
In letteratura non ci sono molti studi sulle terapie per i sintomi ansiosi o i Disturbi d’Ansia nelle persone con malattia di Parkinson o parkinsonismi. I dati disponibili segnalano la possibilità di avvalersi di terapie farmacologiche, di approcci psicologici e di strategie complementari. Per quanto concerne le terapie farmacologiche, le molecole della categoria degli Inibitori Selettivi del re-uptake della Serotonina (SSRI) e quelli della categoria degli Inibitori Selettivi della Noradrenalina e Serotonina (SNRI), sono utilizzati nella popolazione generale per la terapia farmacologica dei Disturbi d’Ansia. Per le persone con malattia di Parkinson o parkinsonismi, in letteratura vengono consigliati gli SSRI. L’uso di benzodiazepine per il controllo dell’ansia per periodi molto prolungati non viene incoraggiato per i rischi di assuefazione e dipendenza, anche se un loro utilizzo monitorato dai curanti può essere indicato ed efficace in alcuni condizioni specifiche. La terapia psicologica con maggiore rilevanza in letteratura, è la Terapia Cognitivo-Comportamentale. Ovviamente anche altre strategie psicologiche sono efficaci, anche se sono meno riportate in letteratura. Altri approcci, che si sono mostrati efficaci, sono sessioni di mindfulness e di yoga.
Le persone che avvertono sintomi d’ansia disturbanti e che penalizzano la loro qualità di vita (e quelle dei caregiver), devono essere incoraggiate a parlarne con i propri curanti perché possono essere aiutate ad affrontare in modo efficace anche questi aspetti della malattia.





