L’effetto dell’integrazione con zafferano nei pazienti con malattia di Parkinson

Negli ultimi anni, l’attenzione della ricerca si è concentrata sempre di più sul ruolo dello stress ossidativo e dell’infiammazione cronica come meccanismi coinvolti nella progressione della malattia di Parkinson. In questo contesto, sostanze naturali dotate di proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, come lo zafferano, stanno suscitando un crescente interesse scientifico.

Lo zafferano è una spezia ricca di composti bioattivi, tra cui crocina, crocetina e safranale, noti per i loro effetti antiossidanti, antinfiammatori e neuroprotettivi. Sebbene studi sperimentali e clinici abbiano suggerito un possibile beneficio dello zafferano in diverse condizioni neurologiche, le evidenze cliniche nei pazienti con Parkinson risultano, ad oggi, ancora limitate. Per colmare questa lacuna, un recente studio clinico ha valutato l’effetto dell’integrazione con zafferano su marcatori di stress ossidativo e infiammazione, nonché su salute mentale e qualità della vita in persone con Parkinson.

È stato condotto un trial clinico randomizzato, controllato con placebo, che ha coinvolto 92 pazienti con diagnosi di malattia di Parkinson. I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi assegnati in modo casuale: un gruppo ha ricevuto 100 mg al giorno di polvere di zafferano, mentre l’altro ha assunto un placebo indistinguibile. L’intervento ha avuto una durata di dodici settimane. L’età media dei partecipanti era di circa 68 anni e il valore medio dell’indice di massa corporea era pari a 27 kg/m².

Al termine dello studio, i ricercatori hanno osservato differenze significative tra il gruppo trattato con zafferano e il gruppo placebo. In particolare, l’integrazione con zafferano ha determinato una marcata riduzione dei livelli di proteina C-reattiva, noto indicatore di infiammazione sistemica, suggerendo un effetto antinfiammatorio clinicamente rilevante. Per quanto riguarda lo stress ossidativo, è stata inoltre rilevata una diminuzione dei livelli di malondialdeide, un composto che si forma in condizioni di aumentato stress ossidativo.

Inoltre, lo studio ha evidenziato come l’integrazione con zafferano possa offrire un potenziale supporto per la salute mentale: nei partecipanti osservati, l’integrazione è risultata associata a una riduzione dei livelli di ansia, depressione e stress psicologico. Si tratta di un ambito di ricerca cruciale, considerando che i disturbi dell’umore e le difficoltà cognitive rappresentano una componente fondamentale, e talvolta poco considerata, della malattia di Parkinson.
L’integrazione è stata inoltre associata a un impatto positivo su alcuni sintomi non motori frequentemente riportati, quali la qualità del sonno e la fatica. I dati indicano un miglioramento nella percezione della qualità della vita complessiva: in particolare, i pazienti hanno riferito benefici nelle aree della mobilità, delle attività quotidiane e del disagio corporeo.

Un aspetto di particolare rilievo emerso dallo studio è la buona tollerabilità dell’intervento: durante le dodici settimane di integrazione non sono stati segnalati effetti collaterali, né nel gruppo trattato con zafferano né in quello placebo. Questo dato rafforza l’ipotesi che lo zafferano possa rappresentare un’opzione sicura come supporto nutrizionale.

In conclusione, pur non rappresentando una terapia curativa, lo zafferano potrebbe configurarsi come un valido supporto nutrizionale da affiancare alle terapie farmacologiche standard. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi su campioni più ampi e con periodi di follow-up più lunghi per confermare questi risultati e definire con maggiore precisione il ruolo dello zafferano nella gestione integrata della malattia di Parkinson.

Consiglio nutrizionale

Lo zafferano (Crocus sativus) è una spezia particolarmente preziosa per le sue proprietà nutrizionali e funzionali. La sua caratteristica più nota è l’elevata attività antiossidante, attribuibile principalmente alla presenza di tre composti bioattivi: crocina, crocetina e safranale, responsabili del colore, dell’aroma e della capacità di contrastare lo stress ossidativo.

Dal punto di vista nutrizionale, lo zafferano contiene vitamine del gruppo B e vitamina C, oltre a minerali quali potassio, ferro, magnesio e manganese. Si adatta facilmente a diversi regimi alimentari: è naturalmente privo di glutine, adatto a diete vegetariane e vegane e compatibile con un’alimentazione ipocalorica. Anche nelle persone con diabete può essere utilizzato senza particolari restrizioni, purché inserito all’interno di un pasto equilibrato.

Grazie al suo aroma intenso, lo zafferano consente inoltre di limitare l’aggiunta di sale, risultando utile nelle diete finalizzate al controllo della pressione arteriosa o alla prevenzione cardiovascolare. Un consumo regolare ma moderato, ad esempio una o due volte alla settimana, può contribuire al benessere generale e al supporto del tono dell’umore.

Dal punto di vista culinario, è sufficiente impiegarne quantità molto ridotte, poiché si tratta di una spezia altamente concentrata. Per valorizzarne al meglio le caratteristiche nutrizionali, è consigliabile farlo rinvenire per alcuni minuti in acqua tiepida o in un liquido caldo, come brodo o latte, al fine di favorire il rilascio dei principali composti bioattivi, in particolare crocina e safranale.

FONTI: Hajhashemy Z, Bagherniya M, Sadeghi O, Khorvash F, Askari G. The effect of saffron supplementation on indices of oxidative stress, inflammation, mental health, and quality of life in patients with Parkinson's disease: a randomized, triple-blind, placebo-controlled clinical trial. Food Funct. 2026 Jan 26;17(2):889-901.

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