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Nesso causale tra gene LRRK2 e fattori ossidativi nello sviluppo del Parkinson

Nuova speranza dagli inibitori di LRRK2

È noto da tempo che mutazioni del gene LRRK2, detto anche PARK8, sono responsabili per il 3-4% dei casi di malattia di Parkinson ed è quindi uno dei geni più frequentemente coinvolti nelle forme ereditarie di malattia di Parkinson.
Ora è stato scoperto che il gene può essere coinvolto anche nella forma di malattia di Parkinson “idiopatica” ovvero di cui non si conoscono le cause.
Un gruppo di ricercatori presso L’Università di Pittsburgh (USA) ha messo a punto un tracciante che riesce a evidenziare l’attività del gene LRRK2. L’uso di questo tracciante in cervelli donati per la ricerca dopo il decesso ha permesso di documentare che l’attività di LRRK2 era in media 6 volte più elevata nei neuroni dopaminergici in 7 cervelli di soggetti parkinsoniani (senza mutazioni del gene) rispetto a quanto misurato in 8 cervelli di soggetti non parkinsoniani.
Il passo successivo è stato di verificare se tossine iniettate in animali da esperimento per creare modelli di Parkinson, come il rotenone, aumentavano l’attività del gene LRRK2. I ricercatori hanno constatato che la tossina aumentava tale attività e che l’aumento si verificava prima della comparsa dei processi neurodegenerativi. Sono anche riusciti a stabilire che il fenomeno era mediato da un meccanismo ossidativo.
Infine, hanno dimostrato che la neurodegenerazione può essere bloccata nell’animale da esperimento da un inibitore altamente selettivo dell’enzima prodotto dal gene LRRK2.
Questa scoperta mostra che il gene LRRK2 riveste un ruolo più ampio nella patogenesi della malattia di Parkinson rispetto a quanto si credeva finora. I ricercatori pensano che la malattia possa essere il risultato di una interazione tra fattori ambientali che promuovono uno stress ossidativo ed il gene LRRK2, la cui attività viene aumentata a dismisura. L’eccesso di attività, a sua volta, interferirebbe con le attività di smaltimento delle proteine usurate, con formazione di accumuli della proteina alfa-sinucleina ( i tipici corpi di Lewy).
In conclusione, viene rafforzata la vecchia teoria che sosteneva che la malattia di Parkinson è il risultato di una interazione tra genetica ed ambiente.
Attualmente gli inibitori del gene LRRK2 sono nella fase I di sviluppo clinico (studi su numeri limitati di volontari sani).

Fonte: Di Maio R e coll Sci Transl Med online 25 luglio 2018

 

Nota: questa scoperta è stata resa possibile da una ricerca su cervelli donati a scopo di ricerca. Ricordatevi della BTN (Banca dei Tessuti Nervosi) della Fondazione Grigioni!

 

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