La malattia di Parkinson è tradizionalmente considerata una patologia neurodegenerativa legata alla perdita dei neuroni dopaminergici della substantia nigra. Tuttavia, negli ultimi anni si è fatta sempre più solida l’evidenza di un legame tra Parkinson e sindrome metabolica, condizione che include diabete di tipo 2, obesità, dislipidemia e ipertensione. Alla base di questa associazione emergono meccanismi biologici comuni, come insulinoresistenza, infiammazione cronica, disfunzione mitocondriale, stress ossidativo, alterazioni del reticolo endoplasmatico e modifiche del microbiota intestinale. Tutti questi fattori concorrono sia alla neurodegenerazione, sia alle alterazioni metaboliche sistemiche,
suggerendo una patogenesi condivisa.
Questo campo di studio rappresenta uno dei principali filoni di ricerca sostenuti dalla Fondazione Pezzoli, che da alcuni anni promuove e finanzia progetti volti a comprendere come la sindrome metabolica influenzi l’insorgenza e la progressione del Parkinson.
L’obiettivo è identificare nuovi biomarcatori diagnostici e prognostici e sviluppare strategie terapeutiche integrate in grado di agire sui meccanismi metabolici alla base della malattia. Un aspetto di grande interesse è il potenziale ruolo terapeutico dei farmaci antidiabetici — come la metformina e gli agonisti incretinici (GLP-1) — che hanno dimostrato effetti neuroprotettivi, antinfiammatori e di ripristino della sensibilità insulinica in modelli preclinici e in studi clinici. Allo stesso modo, alcuni farmaci antiparkinsoniani sono stati impiegati nel trattamento del diabete, suggerendo un interessante punto di convergenza farmacologica tra i due ambiti.
Comprendere a fondo il rapporto tra metabolismo e neurodegenerazione potrebbe aprire la strada a nuove strategie di prevenzione e trattamento personalizzato per la malattia di Parkinson.