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Autobiografia di un giocatore pentito

Mi sono ammalato, anzi mi è stata scoperta la malattia nel 1994 quando avevo 44 anni.
Avevo condotto fino ad allora una vita tranquilla.
Sul momento sono rimasto incredulo alla notizia, soprattutto perché non tremavo, ma non sapevo ancora che la malattia si manifestava anche senza tremore. Dopo aver effettuato un'altra visita per avere la conferma della prima diagnosi, telefonai a Milano all’A.I.P., trovai l’indirizzo su una rivista.
Mi rispose la signora Ileana, che mi diede il nominativo di un medico – parkinsonologo più vicino alla mia città: esercitava a Padova. Intanto il mio male progrediva e quasi contemporaneamente avvennero fatti che
condizionarono la mia vita nei cinque anni successivi.
Io che ero sempre stato morigerato, quasi tirchio, incominciai a giocare.
Era un impulso che non riuscivo a controllare.
Si è stabilito poi che erano azioni compulsive dovute ai farmaci, soprattutto ai dopamino-agonisti.
Gli stessi, in alcuni malati, agiscono anche su altri fronti, provocando crisi di sfrenata gelosia nei confronti del coniuge, una smodata mania per l’ordine, o altri comportamenti maniacali.
La sede di Milano dell’Associazione era perfettamente a conoscenza del mio problema, e mi ha concesso fiducia, rintuzzando gli attacchi alla mia persona, che erano stati fatti presso tale Sede.
Agli inizi del 2000 fondai la Sezione A.I.P. di Udine e, stufo di andare e tornare da Padova, mi misi nelle mani di un neurologo del luogo (Dr. Mucchiut NdR), colui che si rivelò, negli anni successivi, il punto di riferimento di molti malati, instaurando con lui un rapporto di collaborazione per quanto riguarda la Sezione, rapporto che dura tuttora e che ha dato risultati veramente notevoli, tanto che insieme abbiamo effettuato a tutt’oggi quattro convegni. Penso che parte del merito del numero degli iscritti alla Sezione sia suo.
Fu lui che, conscio dell’effetto dei farmaci sul mio comportamento, sul piano del gioco, mi ricoverò alcune volte per adeguarmi la terapia. Vennero ridotti al minimo i dopaminoagonisti e venne introdotto un farmaco neurolettico, chiamato Seroquel senza alcun risultato.
Mi dividevo fra la Sezione ed il gioco, soprattutto dopo che nel 2002 venni messo in pensione.
Questa, dopo un avvio stentato, procedette in maniera inaspettata, tanto che ha raggiunto e superato il numero di iscritti di Sezioni di capoluoghi di province con una popolazione ben più numerosa della nostra.
Sebbene fossi alla costante ricerca di soldi, non mi sono mai appropriato dei fondi della Sezione che considero sacri. A riprova di ciò sono le otto quote, da cinquecento euro, versate per la ricerca con la campagna dei Mille Eroi.
Tutto si sistemò più di un anno fa quando nella terapia venne introdotto il Leponex, un potente neurolettico che viene somministrato nei casi di turbe psichiche della malattia.
Vi assicuro che è stato un periodo oscuro della mia vita e al tempo stesso di grandi soddisfazioni.
Il periodo oscuro naturalmente è stato quello del gioco in cui è stato messo in forse anche il mio matrimonio e, solo gli interventi del prof. Pezzoli, del mio neurologo e di una psicologa, hanno convinto mia moglie a desistere dalla convinzione di andarsene. Ho frequentato anche delle sedute di gruppo tenute da uno psicologo specializzato in materia, ma ho notato che il mio comportamento nei confronti del gioco era sostanzialmente diverso dagli altri componenti. Non mi riconoscevo in loro.
Io a differenza di costoro non avevo mai frequentato il Casino’ (ce n’è uno a cinquanta chilometri in Slovenia), dove stavano nottate intere; io giocavo al lotto e ai cavalli: entravo, puntavo, uscivo e poi chiedevo i risultati al telefono.
Il più delle volte il risultato era negativo o la vincita era inferiore alla puntata.
Insomma ne uscivo quasi sempre come un cane bastonato, ma mi restava l’impulso di continuare a giocare.
Ho smesso un po’ alla volta circa un anno fa e da allora la voglia di giocare è andata sempre più scemando, tanto che ora ho detto addio ai cavalli e addio al lotto.
Sono più sereno e i rapporti con mia moglie sono tornati quelli di prima.
Ho deciso di rendere nota questa mia esperienza, dopo aver fatto una dichiarazione verbale ad una riunione della Sezione, circa due anni fa.
Se qualcuno dei Parkinsoniani che ci legge ha lo stesso problema, non lo tenga per sè, non si vergogni, perché se questa propensione per il gioco è causata dai farmaci, facendolo presente al suo neurologo, possono insieme trovare una via d’uscita.
Le grandi soddisfazioni me le ha date la Sezione perché ora ci sono oltre 200 iscritti, è stata fondata la Corale Gioconda (Corale composta da malati e loro familiari), è stato attivato un ambulatorio a noi dedicato presso l’Istituto di Medicina Fisica e della Riabilitazione di Udine.
Spero in futuro di dare ancora di più per la Sezione, perché le mie condizioni sono migliorate grazie all’intervento di DBS cui sono stato sottoposto (all’Ospedale Niguarda di Milano NdR).
Concludendo, vorrei ringraziare tutti coloro che, avendo capito il mio problema, non mi hanno condannato a priori, ma mi hanno dato fiducia e sostenuto nel prosieguo delle attività del gruppo e in particolare il mio neurologo che ogni volta che mi incontra mi dice:
“Dal suo caso ho imparato molto”...
Io avrei preferito di no!!!

Vito Facchini