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Il Poeta ci ha lasciato

editoriale del Prof. Gianni Pezzoli

Presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson

 
Come sapete nel pomeriggio del 24 ottobre Bruno Lauzi è spirato serenamente nella casa di Peschiera Borromeo, con il conforto della moglie e del figlio.

ImageE’ stato solo l’ultimo atto questo di una breve malattia che aveva dato segni di sé meno di un anno fa. Speravamo tutti che i segni precoci di interessamento epatico potessero regredire dopo i trattamenti chemioterapici. Purtroppo non è stato così. La terapia antitumorale non ha sortito alcun effetto e Bruno è corso rapidamente verso la morte.

 

La nostra amicizia

Noi l’abbiamo conosciuto più di cinque anni fa quando cominciava a presentare qualche segno di una malattia tremorigena per la quale era stato indirizzato al Centro Parkinson di Milano.

Bruno era un personaggio speciale, intelligente, modesto, all’apparenza soltanto un po’ triste, ma in realtà, capace di utilizzare molta autoironia e con continue battute, talvolta un po’ surreali. Anche il parkinson era un oggetto della sua ironia.

Siamo diventati amici. E’ stato facile: tutti, specie quelli della mia generazione, conoscono le sue canzoni che hanno rappresentato un pezzo della nostra giovinezza.

Accettò subito la proposta di diventare testimonial dell’Associazione Italiana Parkinsoniani e della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, di dare concerti per tutta l’Italia a nostro favore, di diventare in sostanza il rappresentate, il simbolo della Malattia di Parkinson in Italia, per coloro che non la conoscono. In tutti questi mesi di vicinanza ed incontri conviviali (perché era un ottimo buongustaio) abbiamo imparato molto da lui.

Dai suoi racconti emergeva che la sua vena poetica e di cantante fosse già evidente al Liceo, a Genova, quando gli insegnanti di allora, uno in particolare, chiedeva loro di mettere in versi poetici la versione appena tradotta dal latino.

Più volte mi disse Bruno aveva fatto suo l’incoraggiamento dell’insegnante “Nessun complesso, ragazzi; ora mettiamo la versione in endecasillabi”. E’ probabile che, grazie anche a questi insegnamenti, siano germogliati talenti come Luigi Tenco (il suo compagno di banco). Poi un anno ebbe Scienze a settembre e alla domanda cruciale come fosse fatto l’intestino della formica fece scena muta. Cambiò scuola, fu mandato nel varesotto, a Luino, dove tra l’altro fece il correttore di bozze di Piero Chiara. Ne raccolse gli insegnamenti. “Piero Chiara, guardando il foglio, mormorava: Ragazzo mio, non è difficile scrivere venticinque righe su un foglio, difficile poi è cancellarne venti”.

Così in mezzo a centinaia di aneddoti che ora non posso nemmeno ricordare, abbiamo, insieme con Bruno, l’Associazione e la Fondazione, vissuto un rilancio delle sue canzoni e della sua poetica negli ultimi anni.

Qualche giorno prima che morisse ci chiamò a trovarlo chiedendo di realizzare l’ultimo disco con tutte le sue canzoni per i bambini.

ImageCome ultima frase aggiunse: “E’ l’ultimo disco che faccio e sono contento di chiudere così, io stesso, la mia biografia.”
Questo disco lo realizzeremo davvero: nell’arco di qualche settimana lo renderemo disponibile.
Sarà per tutti: per i bambini, come voleva Bruno, per i pazienti, per tutti coloro che sostengono la Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson e l'Associazione Italiana Parkinsoniani e, naturalmente, per BRUNO LAUZI CHE CONTINUERA’ AD AIUTARCI ANCHE NEGLI ANNI FUTURI.
Io lo ricordo sempre con commozione

 

Gianni Pezzoli
Presidente della Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson




Lettera aperta a Mr. Parkinson

di Bruno Lauzi

 

ImageEgregio Signore,

non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me.

Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla…

Perché le scrivo?
E’ presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola. Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede…) non è stato facile, la mia è una famiglia è all’antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia!
C’è un proverbio arabo che dice:” Se hai un amico di miele non lo leccare tutto”, INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male… si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti… no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata. Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare…già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata “LA MANO” come ricordo e memento…

Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie…
Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi.

A mano ferma.

Mi stia male e a non rivederla.

 

Bruno Lauzi