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Le fluttuazioni motorie hanno una base anatomopatologica?

La risposta dalla Banca dei Cervelli dell'Istituto di Queen Square a Londra

Alcuni pazienti parkinsoniani rispondono molto bene alla levodopa, ma dopo alcuni anni, presentano la complicazione delle fluttuazioni motorie (momenti di inefficacia alternati a periodi di efficacia, con variazioni improvvise con il tempo diventano imprevedibili), mentre in altri pazienti il beneficio ottenuto con la levodopa è minore e si riduce sempre di più senza lo sviluppo di fluttuazioni motorie. E’ stato effettuato uno studio retrospettivo in 97 casi ( 45 pazienti con storia di fluttuazioni gravi, 17 con fluttuanti non gravi e 35 senza) presso la Queen Square Brain Bank a Londra per vedere se la diversa risposta alla levodopa fosse dovuta a diversità anatomopatologiche a livelli dei tessuti. I ricercatori non hanno rilevato alcuna differenza tissutale degna di nota. Le uniche differenze significative nei dati relativi ai due gruppi erano: l’età di insorgenza della malattia, più giovane nei pazienti fluttuanti gravi (in media 57,9 rispetto a 66,4 anni nei non fluttuanti), la durata di malattia, più lunga nei fluttuanti gravi (in media 17,6 anni rispetto a 9,9 anni) ed il dosaggio di levodopa, quasi il doppio nei fluttuanti gravi (in media 1041 mg al giorno rispetto a 549 mg al giorno); questo fa pensare che la progressione della malattia sia più lenta nei pazienti che sviluppano fluttuazioni. Questo è uno dei moltissimi studi che possono essere effettuati presso una Banca dei Tessuti Nervosi come la BTN sponsorizzata dalla Fondazione Grigioni.

Kempster et al Brain 2007; 130: 2123-2128

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