Nelle persone con malattia di Parkinson in fase avanzata possono comparire periodi OFF, durante i quali l’effetto dei farmaci diminuisce e ricompaiono sintomi come lentezza, rigidità e difficoltà nei movimenti. Queste oscillazioni possono influire negativamente sulla qualità della vita, rendendo più difficile muoversi, preparare i pasti e alimentarsi con regolarità.
L’apomorfina è un farmaco che agisce direttamente sui recettori della dopamina e può essere somministrata in due modalità:
- per via sublinguale, al bisogno, per interrompere i singoli episodi OFF;
- in infusione continua sottocutanea, mediante una piccola pompa collegata a una cannula posizionata sotto la pelle. In questo caso il farmaco viene rilasciato in modo costante durante la giornata, con l’obiettivo di ridurre le oscillazioni tra i periodi ON e OFF.
Un recente studio osservazionale ha seguito 30 persone con malattia di Parkinson in fase avanzata, con un’età media di circa 68 anni. I partecipanti sono stati valutati prima dell’inizio dell’infusione di apomorfina e dopo tre mesi di trattamento. I ricercatori hanno misurato le ore trascorse in fase OFF, la durata delle discinesie (i movimenti involontari) e la quantità di levodopa assunta per via orale. Sono stati inoltre valutati i livelli ematici di diverse vitamine quali B1, B6, B12, folati e omocisteina, insieme al peso corporeo e allo stato nutrizionale. Dopo tre mesi, le ore trascorse in fase OFF si sono ridotte in modo significativo, passando in media da oltre cinque ore al giorno a meno di un’ora. L’introduzione dell’apomorfina ha inoltre consentito di ridurre la quantità di levodopa assunta per via orale. Sebbene la levodopa non sia stata completamente sospesa, è stato possibile alleggerire la terapia orale mantenendo un controllo più continuo dei sintomi. .Lo studio ha evidenziato anche un aumento dei livelli ematici di vitamina B1 e B12. Non sono invece emerse variazioni significative nei livelli di vitamina B6 e folati. L’omocisteina, una sostanza il cui metabolismo è strettamente collegato alle vitamine del gruppo B e alla levodopa, ha mostrato una lieve riduzione. Il peso corporeo e l’indice di massa corporea sono rimasti complessivamente stabili. Anche lo stato nutrizionale non è peggiorato e, in alcuni partecipanti, è stata osservata un lieve miglioramento al termine dei tre mesi.
COMMENTO:
Questi risultati suggeriscono che una terapia avanzata come l’infusione continua di apomorfina possa avere effetti non solo sulle fluttuazioni motorie, ma anche su alcuni aspetti metabolici e nutrizionali. La riduzione della levodopa per via orale potrebbe aver contribuito alle variazioni osservate nei livelli di vitamina B1, B12 e omocisteina. Poiché si tratta di uno studio osservazionale di piccole dimensioni e della durata di soli tre mesi, saranno necessari studi più ampi per confermare questi dati. Nel frattempo, i risultati sottolineano l’importanza di monitorare, oltre ai sintomi motori, anche il peso corporeo, il rischio di malnutrizione e, quando indicato, i livelli di vitamina B12, folati e omocisteina.
E’ importante sottolineare che l’apomorfina non è una terapia adatta a tutte le persone con Parkinson: la sua indicazione deve essere valutata caso per caso da un neurologo esperto, considerando la presenza di fluttuazioni motorie, la risposta alla levodopa, le condizioni cognitive e neuropsichiatriche e la tollerabilità dei farmaci dopaminergici.
FONTI: Phokaewvarangkul O, Rattanapitak N, Kuwattanasuchati P, Bhidayasiri R. Biochemical and nutritional changes during continuous subcutaneous apomorphine infusion in advanced Parkinson's disease: findings from an observational cohort. Ther Adv Neurol Disord. 2026 May 10;19:17562864261446737. doi: 10.1177/17562864261446737. PMID: 42137632; PMCID: PMC13167274.


