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DBS non associata a rischio di demenza

Ulteriori dati a supporto della sicurezza

La stimolazione cerebrale profonda, detta DBS dall’inglese “Deep Brain Stimulation” rappresenta ormai una terapia chirurgica consolidata per la malattia di Parkinson in fase avanzata. E’ noto che può avere effetti collaterali sul linguaggio e vi era il sospetto che potesse avere anche effetti collaterali sulle facoltà mentali, aumentando il rischio di demenza

Per questo motivo è stato effettuato uno studio a lungo termine, andando a verificare quanti pazienti parkinsoniani sottoposti a DBS bilaterale a livello del nucleo subtalamico avessero sviluppato demenza nei 10 anni successivi all’intervento.

Sono stati inseriti nello studio 175 pazienti, di cui 104 erano disponibili per lo studio 10 anni dopo l’intervento. E’ stato appurato che l’incidenza cumulativa di demenza secondo i criteri DSM-V era pari a 2,3% dopo 1 anno, 10,9% dopo 5 anni e 25,7% dopo 10 anni. Questi dati sono in linea con lo sviluppo di demenza nella popolazione parkinsoniana in generale.

La ricerca di fattori di rischio ha evidenziato i seguenti fattori di rischio: sesso maschile, età avanzata, presenza di allucinazioni e/o basso punteggio relativo alle funzioni mentali frontali prima dell’intervento, sanguinamento cerebrale importante durante l’intervento.

Gli autori concludono che la DBS rappresenta una opzione terapeutica sicura, tranne per i pochi pazienti che vanno incontro a sanguinamento importante durante l’intervento. E’ fondamentale selezionare accuratamente i pazienti candidati ad un intervento di DBS per ridurre il rischio.

Fonte: Bove F e coll Neurology online 1 luglio 2020

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