La malattia di Parkinson non riguarda solo il cervello. Oggi sappiamo che possono essere coinvolti anche il sistema immunitario, l’intestino e il metabolismo dei grassi nel sangue.
Un recente studio italiano, che ha coinvolto l’Università degli Studi di Milano e Fondazione Pezzoli, ha approfondito il legame tra questi aspetti.
Molte persone con malattia di Parkinson presentano disturbi intestinali, come la stitichezza, anche diversi anni prima della comparsa dei sintomi motori. Per questo motivo, si ipotizza che alcune sostanze prodotte dai batteri intestinali possano contribuire all’infiammazione dell’organismo e influenzare indirettamente anche il cervello. Una di queste sostanze è il LPS (lipopolisaccaride), una componente presente nella parete di alcuni batteri intestinali.
Nello studio sono state confrontate 20 persone con malattia di Parkinson e 20 persone sane. I ricercatori hanno analizzato nel sangue:
- molecole legate ai batteri intestinali
- indicatori di infiammazione
- livelli dei grassi nel sangue
I risultati mostrano che nelle persone con malattia di Parkinson è presente una maggiore attivazione infiammatoria, evidenziata dall’aumento di alcuni marcatori nel sangue (sCD14 e hsCRP). Tuttavia, i livelli di LPS risultano simili a quelli delle persone sane. Questo suggerisce che il problema potrebbe non essere la quantità di tossine batteriche presenti, ma il modo in cui l’organismo reagisce a queste sostanze.
Lo studio ha inoltre osservato alterazioni dei grassi nel sangue. Nei pazienti con malattia di Parkinson risultano ridotti:
- il colesterolo totale
- le HDL, cioè il cosiddetto “colesterolo buono”
- i fosfolipidi
I livelli di trigliceridi, invece, non mostrano differenze significative.
Le HDL svolgono una funzione importante perché aiutano a neutralizzare le tossine batteriche. Quando sono ridotte, questa capacità di difesa potrebbe essere meno efficace e favorire una maggiore attivazione del sistema immunitario.
I ricercatori hanno osservato anche alterazioni di alcune proteine coinvolte nella gestione del LPS:
- riduzione della proteina LBP
- aumento della proteina PLTP
Questi cambiamenti suggeriscono un possibile squilibrio nei meccanismi di difesa dell’organismo.
I risultati dello studio si inseriscono nel contesto del cosiddetto “asse intestino-cervello”, cioè il collegamento continuo tra intestino, sistema immunitario e cervello. Alterazioni del microbiota intestinale e della barriera intestinale potrebbero contribuire allo stato infiammatorio osservato nella malattia di Parkinson.
È importante ricordare che questo studio presenta alcuni limiti, non dimostra un rapporto causa – effetto ma evidenzia associazioni. Inoltre i dati sono osservazionali e la dimensione del campione è ridotta.
Conclusioni
Il messaggio principale dello studio è che, nella malattia di Parkinson, potrebbe esserci una risposta alterata dell’organismo alle sostanze prodotte dai batteri intestinali, insieme a cambiamenti nel metabolismo dei grassi nel sangue.
La malattia di Parkinson appare quindi come una condizione complessa che non coinvolge soltanto il cervello, ma anche intestino, sistema immunitario e metabolismo. In futuro, queste conoscenze potrebbero favorire nuovi approcci terapeutici mirati al microbiota intestinale, al metabolismo dei lipidi e alla riduzione dell’infiammazione.
FONTI: Della Porta M, Barichella M, Pezzoli G, Cazzola R. Systemic Endotoxemia, Inflammatory Activation, and Lipid Dysregulation in Parkinson's Disease: Evidence from Circulating LPS-Related Biomarkers and Plasma Lipids. Int J Mol Sci. 2026 Apr 22;27(9):3711. doi: 10.3390/ijms27093711. PMID: 42123298; PMCID: PMC13164551.


