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Farmaci: cosa c'è di nuovo (o di antico...) oggi sotto il sole

zecchinelliDr.ssa A. Zecchinelli, 38° Convegno Nazionale AIP

È stato messo in commercio in Italia un farmaco italiano: Xadago® (principio attivo: safinamide).

 

A chi può essere utile

Xadago® non è un farmaco che può essere utile a tutti i pazienti. È indicato nel trattamento di pazienti parkinsoniani che presentano due caratteristiche fondamentali:

1) sono già in terapia con levodopa (quindi non va bene da solo come terapia iniziale)

2) presentano fluttuazioni motorie (ovvero blocchi e sblocchi, anche se iniziali).

È disponibile in compresse da 50 e 100 mg. Si inizia con 50 mg e poi, dopo un mese, se necessario, si può aumentare la posologia a 100 mg.

Negli studi effettuati per ottenere l’autorizzazione alla immissione in commercio ha dimostrato di poter prolungare il tempo in ON (ovvero durante il quale la levodopa funziona bene), senza causare movimenti involontari invalidanti. Il beneficio è maggiore con il dosaggio di 100 mg.

Per essere prescritto a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) richiede un piano terapeutico ovvero la impostazione di una terapia che lo prevede da parte dello specialista neurologo.

 

Che cosa è

Xadago® è un inibitore delle mono-aminossidasi tipo B (MAO-B), enzimi che degradano la dopamina a livello cerebrale. Pertanto, la loro inibizione fa durare di più la dopamina ed i suoi livelli aumentano nel cervello. Questo vale sia per la dopamina prodotta dai neuroni che per quella venga assunta come farmaco (levodopa).

Esistono già farmaci in commercio che inibiscono le MAO-B ovvero la selegilina (Jumex®) e la rasagilina (Azilect®). Il Prof. Pezzoli ricorda lo studio DATATOP in cui è stato evidenziato che la selegilina, in quanto inibitore delle MAO-B, è sì in grado di ridurre un poco la quantità di levodopa richiesta, ma non di rallentare la progressione della malattia.

Xadago® esplica anche effetti non dopaminergici. Blocca i canali del calcio ed inibisce il rilascio di glutammato, un aminoacido eccitatorio che avrebbe un ruolo nella genesi dei movimenti involontari. Pertanto il blocco del rilascio del glutammato è il meccanismo che permetterebbe una riduzione del rischio di sviluppare discinesie. Questo secondo meccanismo rappresenta la vera novità del farmaco. Pertanto, potrebbe essere utile nei pazienti che presentano movimenti involontari.

 

Storia di Xadago, un farmaco italiano

La safinamide è stata sintetizzata da Farmitalia Carlo Erba nel 1998. Successivamente Farmitalia viene acquisita da Pharmacia ed il Prof. Fariello, che lavorava in Farmitalia, fonda una azienda nuova, la Newron e porta avanti lo sviluppo della molecola per la terapia del Parkinson. Vi è stato un ritardo nella messa in commercio perché venne a mancare una azienda partner che ne poteva seguire la commercializzazione. Ora la ditta farmaceutica Zambon si è resa disponibile ed ha affiancato la Newron. È stata ottenuta l’autorizzazione alla immissione in commercio in Europa nel mese di febbraio 2015 ed è stato subito commercializzato in Germania. Il rimborso a carico del Sistema Sanitario Nazionale italiano è stato conseguito nel mese di marzo 2016. Attualmente sono in corso discussioni con FDA per conseguire l’autorizzazione anche negli USA.

 

Domande dal pubblico

Se ho capito bene, Xadago® deve essere preso assieme a Madopar. Ma allora aumento il numero di farmaci che assumo.

Dr. Cilia: È vero. Oggi è stato superato il concetto che è meglio impostare una monoterapia con un solo farmaco ed aumentarne la dose finché la sintomatologia non è più controllata, per poi aggiungere un altro farmaco. Questa strategia prevede dosi elevati di un singolo farmaco che possono essere associate ad effetti collaterali, quali i movimenti involontari nel caso della levodopa o complicazioni peggiori, a volte non reversibili, come alcune compulsioni nel caso di dopamino agonisti. È meglio impostare una terapia di associazione in modo da dare dosi più basse tollerate meglio.

Dr.ssa Zecchinelli: Attenzione comunque alla frammentazione della terapia. Purtroppo spesso i pazienti devono assumere ulteriori terapie per altre patologie ed il numero di farmaci rischia di diventare un problema. Questo va discusso con il singolo paziente, per stabilire quello che realisticamente riesce a gestire.

Prof. Pezzoli: Da ricordare che le dosi di levodopa devono sì essere basse, ma non troppo, altrimenti rischiano di non raggiungere il cervello. Un quartino di Madopar non ha senso. Inoltre, bisogna tenere presente il peso del paziente. A meno che la persona pesi molto poco (per es. 40 kg), la posologia dovrebbe essere almeno 300 mg di levodopa al giorno.

Qualora dovessi sospendere Xadago® , per esempio perché le farmacie ne sono sprovviste, è un problema?

Prof. Pezzoli: No, non è un farmaco salvavita. Inoltre, si può sostituire con un altro anti-MAO-B, per esempio lo Jumex. Capisco la preoccupazione riguardo alla fornitura. È un potenziale problema che sto discutendo con le autorità per quanto riguarda la levodopa. Attualmente l’Italia importa presso tutta la levodopa di cui hanno bisogno i parkinsoniani, con la eccezione di una fabbrica della Teva sul territorio italiano. Sarebbe meglio essere meno esposti e produrre un farmaco generico in casa.

Xadago® è adatto anche per i pazienti portatori di DBS?

Dr.ssa Zini: Sì, un paziente portatore di DBS può assumere Xadago®, a patto che soddisfi i due criteri che ha menzionato la Dr.ssa Zecchinelli ovvero deve essere già in terapia con levodopa e deve avere fluttuazioni motorie.