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INFORMATIVA RESA AI SENSI DELL’ART. 13 DEL REGOLAMENTO EUROPEO 2016/679


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www.parkinson.it

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La DBS nel Parkinson

dott. LocatelliIntervista al professor Marco Locatelli, neurochirurgo, Direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia del Policlinico di Milano e Professore Associato in Neurochirugia presso l’Università degli Studi di Milano

 

La DBS, che è l'abbreviazione dell'inglese Deep Brain Stimulation, cioè Stimolazione Cerebrale Profonda, è una terapia avanzata per la malattia di Parkinson che i nostri pazienti conoscono da molti anni. In generale, viene proposta ai pazienti con discinesie e blocchi motori non più controllabili dalla terapia farmacologica o, più raramente, a quei pazienti che presentano effetti collaterali causati dai farmaci dopaminergici tali da dover considerare un trattamento alternativo.

Il trattamento neurochirurgico della malattia di Parkinson si inserisce nella branca della neurochirurgia funzionale, e tutti gli interventi chirurgici attualmente in uso per controllare i sintomi della malattia di Parkinson, sono eseguiti secondo una tecnica definita stereotassica.

Intervistiamo Marco Locatelli, neurochirurgo, Direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia del Policlinico di Milano e Professore Associato in Neurochirugia presso l’Università degli Studi di Milano, un Dottorato di Ricerca in Scienze Neurologiche e del Dolore, e diverse esperienze lavorative all’estero, oltre che nostro importante punto di riferimento, insieme al dottor Paolo Rampini, per la neurochirurgia funzionale.

Daniela Calandrella: Come funziona la DBS?

Marco Locatelli: La DBS è l’erogazione di una corrente attraverso degli elettrodi impiantati nei nuclei della base, il nucleo subtalamico o il globus pallidus, all'interno del cervello. Questa corrente modula i circuiti cerebrali implicati nella genesi della malattia di Parkinson.

DC: La DBS è una procedura sicura?

ML: La DBS è una procedura ampiamente riconosciuta dalla comunità scientifica ed è considerata sicura. Ha una lunga storia di più di 30 anni di utilizzo ed è considerata una terapia efficace. Il grande vantaggio della DBS rispetto ad altre metodiche è di essere poco invasiva ma soprattutto non lesiva (modulabile) e reversibile.

DC: Come si svolge l’intervento?

ML: L’intervento consta di due tempi, il primo in anestesia locale in cui si posizionano gli elettrodi all’interno dei nuclei della base e se ne valuta l’efficacia, e un secondo tempo, in anestesia generale, di collegamento degli elettrodi ad un generatore di impulsi che verrà poi inserito sottocute, solitamente sotto la clavicola. La procedura chirurgica solitamente ha una durata complessiva di alcune ore. In alcuni casi selezionati, nel processo di valutazione insieme al neurologo, si può decidere di eseguire tutto l’intervento in anestesia generale.

DC: Quali sono le possibili complicanze dell’intervento?

ML: Le complicanze, molto rare, sono legate a fenomeni emorragici, comiziali o infettivi.

DC: Quale sarà il futuro della DBS?

ML: Gli sviluppi della DBS sono molteplici e comprenderanno le tecniche di radiologia (imaging) sempre più sicure nel "localizzare" i nuclei bersaglio e nel ridurre i rischi della procedura, e le tecniche di stimolazione adattativa (che studiamo proprio nel nostro reparto) e che speriamo renderanno la DBS sempre più efficace.

DC: Che messaggio vuole dare ai nostri pazienti?

ML: Tengo molto a dire ai pazienti che la buona riuscita dell’intervento si base su due elementi fondamentali: la corretta selezione del paziente adatto alla DBS e la accurata gestione della terapia, farmacologica ed elettrica, dopo l’impianto. Per questo è fondamentale un rapporto di stretta collaborazione e fiducia tra il neurochirurgo e il neurologo, prima, durante e dopo l'intervento.

DC: Infine una domanda personale: quando ha deciso di fare il neurochirurgo?

ML: Ho deciso al quarto anno della Facoltà di Medicina. Mi sono molto appassionato al funzionamento del cervello durante le lezioni di neuroanatomia e neurofisiologia e da allora mi sono impegnato per diventare neurochirurgo.

 

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Un lascito testamentario per un futuro senza Parkinson