Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha approfondito sempre di più i meccanismi biologici alla base della malattia di Parkinson, concentrandosi in particolare su ciò che accade in una piccola ma fondamentale area del cervello chiamata substantia nigra. Questa regione è essenziale per il controllo dei movimenti ed è ricca di neuroni che contengono neuromelanina, un pigmento naturale con possibili funzioni protettive.
Nel Parkinson si verifica una progressiva perdita dei neuroni che contengono neuromelanina. Di conseguenza, diminuisce la quantità di neuromelanina e aumenta la concentrazione di ferro nella substantia nigra. Questo fenomeno non si osserva nello stesso modo nella malattia di Alzheimer, in cui la substantia nigra è relativamente risparmiata. La diversa distribuzione di questi cambiamenti aiuta a comprendere meglio le differenze biologiche tra le due malattie.
L’ultimo nostro studio ha analizzato sezioni di mesencefalo post mortem di persone con Parkinson e di persone con Alzheimer, utilizzando sequenze di risonanza magnetica (RM) sensibili alla neuromelanina. Le immagini ottenute sono state poi confrontate con misurazioni dirette, effettuate sugli stessi campioni, della quantità di neuromelanina e di ferro.
Rispetto ai soggetti con Alzheimer, le persone con Parkinson presentavano una maggiore concentrazione di ferro nella substantia nigra e aumenti del segnale di risonanza magnetica in alcune regioni del tronco encefalico. Questi dati confermano che la risonanza magnetica sensibile alla neuromelanina è in grado di riflettere in modo attendibile i cambiamenti biologici tipici della malattia.
L’importanza di questi risultati è duplice. Da un lato, rafforza le conoscenze sui meccanismi che portano alla degenerazione dei neuroni dopaminergici; dall’altro, supporta l’utilizzo di sequenze di RM sensibili alla neuromelanina come strumento di diagnosi e studio nei pazienti con Parkinson e in altri disturbi del movimento. Tecniche di imaging sempre più precise possono infatti aiutare a comprendere meglio l’evoluzione della malattia nel tempo e, in prospettiva, a valutare l’efficacia di trattamenti innovativi.
Questo filone di ricerca sulla neuromelanina e sul ferro nella substantia nigra è attivo da molti anni e per primo ha suggerito l’uso della RM della neuromelanina. I nostri studi sono sostenuti dalla Fondazione Pezzoli, che promuove progetti volti a tradurre le scoperte di laboratorio in benefici concreti per le persone con Parkinson.
Comprendere sempre più a fondo cosa accade nel cervello rappresenta un passo fondamentale per sviluppare strategie terapeutiche mirate e, in futuro, sempre più personalizzate.
prof. Luigi Zecca, C.N.R. Istituto di Tecnologie Biomediche, Segrate
FONTI: Zucca FA, Cassidy CM, Sturini M, Tuominen L, Adorni F, Cheung V, Casella L, Sulzer D, Pezzoli G, Isaias IU, Horga G, Zecca L. Neuromelanin, iron and MRI measurements in midbrain tissues of Parkinson's and Alzheimer's subjects. Front Aging Neurosci. 2026 Feb 4;18:1672578.





