Parkinson e intestino: il trapianto di microbiota fecale apre nuove prospettive

Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato un legame sempre più stretto tra intestino e cervello. Nella malattia di Parkinson, in particolare, è stato osservato che la composizione dei batteri intestinali (il microbiota) può essere alterata, e questo squilibrio potrebbe influenzare alcuni sintomi della malattia.

Il trapianto di microbiota fecale consiste nel trasferire i batteri intestinali “buoni” da un donatore sano a un paziente, con l’obiettivo di ristabilire un equilibrio corretto nell’intestino. Questa procedura, già utilizzata per alcune infezioni intestinali, è oggi oggetto di studio anche nel Parkinson.

I primi risultati sono promettenti: in alcuni casi si è osservato un miglioramento dei sintomi motori e non motori, come rigidità, stipsi, disturbi del sonno e dell’umore. Si ritiene che questi effetti possano essere legati a una maggiore produzione di sostanze benefiche da parte dei batteri intestinali e a una riduzione dell’infiammazione generale dell’organismo.

Il trapianto di microbiota, tuttavia, è ancora una terapia sperimentale. Restano da definire il modo migliore per scegliere i donatori, le modalità di somministrazione più sicure e la frequenza del trattamento. Servono inoltre ulteriori studi per capire come alimentazione, farmaci e stile di vita possano influenzare i risultati.

Il trapianto di microbiota fecale rappresenta quindi una nuova e interessante prospettiva di ricerca nel Parkinson. Pur non essendo ancora una terapia disponibile, potrebbe in futuro contribuire a sviluppare nuovi approcci che agiscono sull’asse intestino-cervello per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

FONTI: Tan EK, Wang JDJ, Pettersson S, Wang Q, Takahashi R, Poewe W, Jankovic J, Rascol O. Faecal microbiota transplant for Parkinson's disease: promises and future directions. Brain. 2025 Nov 5:awaf419.

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