Parkinson, ormoni e differenze tra uomini e donne

La malattia di Parkinson non è uguale per tutti. Oggi sappiamo che il sesso biologico influenza il rischio di sviluppare la malattia, i sintomi e la sua evoluzione nel tempo.

I dati epidemiologici mostrano che il Parkinson è più frequente negli uomini. Le donne, soprattutto nelle popolazioni occidentali, sembrano avere una minore probabilità di svilupparlo e, in media, una progressione più lenta. Questo suggerisce un possibile effetto protettivo legato a fattori biologici, tra cui gli ormoni sessuali.

La malattia di Parkinson è una condizione eterogenea e multifattoriale: diversi meccanismi genetici, molecolari e infiammatori contribuiscono alla degenerazione dei neuroni dopaminergici. Il sesso biologico rappresenta uno dei fattori che modulano questa variabilità. Differenze tra uomini e donne sono state osservate non solo nei sintomi motori, ma anche in quelli cognitivi, dell’umore e del sonno.

Gli estrogeni, in particolare l’estradiolo, hanno mostrato in studi sperimentali effetti neuroprotettivi: modulano la trasmissione dopaminergica, svolgono un’azione antinfiammatoria e antiossidante e potrebbero contribuire a proteggere i neuroni. Questo potrebbe spiegare perché le donne in età fertile sembrano avere una certa protezione. Al contrario, negli uomini si osserva più spesso una progressione più rapida del declino motorio e cognitivo, anche se il ruolo degli androgeni (come il testosterone) non è ancora del tutto chiarito.

Nelle donne, anche i fattori legati alla vita riproduttiva — menarca, ciclo mestruale, gravidanza, menopausa — possono influenzare l’andamento dei sintomi e la risposta ai farmaci. Per questo è importante che la storia ormonale venga considerata durante la valutazione clinica, soprattutto nelle donne in età fertile.

Le terapie ormonali non fanno parte dei trattamenti standard, e gli studi finora condotti hanno dato risultati non conclusivi. Tuttavia, queste conoscenze aprono la strada a una gestione sempre più personalizzata, che tenga conto delle differenze tra uomini e donne: ad esempio maggiore attenzione al rischio di discinesie e dolore nelle donne o al declino cognitivo negli uomini.

Dunque gli ormoni e la storia riproduttiva non sono aspetti marginali, ma elementi che contribuiscono a definire il profilo individuale della malattia. Integrare questi dati nella ricerca e nella pratica clinica è un passo fondamentale verso una cura più equa e realmente su misura per ogni persona con Parkinson.

FONTI: Bovenzi R, Simonetta C, Mancini M, Buttarazzi V, Stefani A, Schirinzi T. Unveiling the Role of Sex Hormones and Reproductive Life Factors in Parkinson's Disease. Mov Disord Clin Pract. 2026 Feb 11.

Condividi

Vuoi rimanere sempre aggiornato sulla malattia di Parkinson?

Iscriviti alla nostra newsletter!