Quando il dolore diventa una storia

Ci sono giorni che dividono la vita in un prima e in un dopo. Per me quel giorno è stato quello della diagnosi di MSA (Atrofia Multisistemica), una rara forma di parkinsonismo. Da allora è iniziato un percorso fatto di paura, rabbia e domande senza risposta.

Nel tentativo di dare un senso a ciò che stavo vivendo ho iniziato a esplorare la storia della mia famiglia, raccogliendo ricordi, racconti e ferite tramandate nel tempo. Da questa ricerca è nato Il Benedetto, un romanzo che non è la mia autobiografia, ma che contiene le mie paure, i miei interrogativi e il bisogno di comprendere.

Nel libro racconto una famiglia segnata da un dolore che attraversa le generazioni. Non cerco spiegazioni scientifiche alla malattia, ma una riflessione sul peso che alcune esperienze possono lasciare nelle vite di chi viene dopo. La scrittura mi ha aiutata a trasformare il dolore in qualcosa di condivisibile.

La malattia cambia profondamente. A volte il momento più difficile è guardarsi allo specchio e non riconoscere più la persona che si era. Con il tempo ho però capito che la mia identità non è scomparsa: vive negli affetti, nei valori, nella passione per l’insegnamento e nelle parole che continuo a scrivere.

La malattia è stata la mia tempesta.

Tutte le malattie sono brutte, ma quelle degenerative mettono a dura prova la speranza, perché costringono a confrontarsi continuamente con il cambiamento e con la perdita di ciò che si era prima.

Oggi vivo in Calabria, una terra meravigliosa che offre ancora poche risposte a chi convive con il Parkinson e con i parkinsonismi. Molti pazienti sono costretti a lunghi spostamenti per visite e cure. Per questo sogno la nascita di una rete di sostegno ispirata all’esperienza di Fondazione Pezzoli e del Centro Parkinson e Parkinsonismi del professor Gianni Pezzoli, affinché nessuno si senta solo nel percorso della malattia.

Scrivere Il Benedetto è stato il mio modo di attraversare il dolore. Se le mie parole riusciranno a far sentire anche una sola persona meno sola, allora avranno raggiunto il loro scopo più autentico. Perché il dolore può cambiare una vita, ma non deve avere l’ultima parola.

Patrizia

 

Patrizia Di Vico è un’insegnante calabrese che da sempre coltiva la passione per la scrittura, che per lei è spazio e strumento nel quale esprimere la propria autenticità. Con “Il Benedetto” ci fa entrare nella storia di una famiglia tradizionale calabrese. Un amore tormentato, un dolore che si deposita sulle famiglie come un velo di polvere. Quello che Patrizia racconta è come il dolore per una tragedia si possa trasmettere quasi come una malattia di generazione in generazione. L’autrice ci presenta i personaggi tramite una “galleria degli antenati” che, grazie alla descrizione della loro personalità e della loro storia, ci riporta alle atmosfere di un’epoca e di una terra che subito ci fanno entrare nel vivo della narrazione. Un mistero che si svela pagina dopo pagina tramite la descrizione degli spaccati di vita dei membri della famiglia della protagonista.
Un libro avvincente, scorrevole ed essenziale che accompagna il lettore attraverso la narrazione di un dramma generazionale.

Elena Sacilotto

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