Sentenza storica a Firenze sui rischi ambientali del Parkinson
Respinto il ricorso INAIL: riconosciuto il legame tra esposizione professionale al solvente e la patologia neurodegenerativa. Nel procedimento determinante il contributo scientifico di Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson – ETS, che da oltre trent’anni studia il rapporto tra solventi industriali e malattie del sistema nervoso. Il presidente, prof. Gianni Pezzoli: «La ricerca non cambia il passato, ma può cambiare il futuro di molte persone».
Milano, 21/05/2026 – Una recente sentenza della Corte d’Appello di Firenze riporta sotto i riflettori il possibile ruolo delle esposizioni ambientali e occupazionali nello sviluppo della malattia di Parkinson. Al centro della vicenda, alcune ex operaie di Lebole esposte per anni alla trielina e ad altri solventi industriali e successivamente colpite dalla malattia neurodegenerativa. La Corte d’Appello fiorentina ha respinto il ricorso dell’INAIL, confermando la precedente decisione del Tribunale di Arezzo.
A segnalarlo è Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson – ETS, che nel procedimento ha avuto un ruolo fondamentale sia sul piano scientifico sia su quello della consulenza in tribunale, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in oltre tre decenni di ricerca indipendente sul rapporto tra esposizioni ambientali, solventi industriali e malattie neurodegenerative.
«La sentenza della Corte d’Appello di Firenze non parla solo di giustizia, ma anche del valore della ricerca scientifica – commenta il professor Gianni Pezzoli, presidente di Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson ETS e già direttore del Centro Parkinson dell’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano. Già nel 2000 un nostro primo lavoro aveva fatto emergere alcune delle prime evidenze scientifiche sul possibile legame tra esposizione a idrocarburi solventi e malattia di Parkinson».
Lo studio, pubblicato sulla rivista Neurology (pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10980731) e condotto su quasi mille pazienti, aveva infatti evidenziato che le persone esposte a solventi industriali tendevano a sviluppare la malattia più precocemente e con una progressione più severa.
Negli anni successivi, altri studi internazionali hanno rafforzato l’attenzione sul tricloroetilene (o trielina), solvente utilizzato per decenni nello sgrassaggio dei metalli, nell’industria tessile, nel lavaggio a secco e in altri processi industriali, ma più comunemente impiegato anche nelle case per smacchiare i vestiti.
Oggi la trielina è classificata dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno certo per l’uomo e diversi studi hanno acceso l’attenzione anche sui possibili effetti neurologici associati all’esposizione prolungata. Per questi motivi, nel tempo, il suo utilizzo è stato limitato o vietato in molti Paesi. Nell’Unione Europea, compresa l’Italia, dal 21 aprile 2016 la sostanza non può più essere impiegata senza specifiche autorizzazioni. Negli Stati Uniti il percorso è stato più lento e frammentato: solo di recente l’Environmental Protection Agency ha avviato restrizioni severe, citando fra i possibili rischi sanitari anche la malattia di Parkinson.
«Sebbene l’uso della trielina sia stato vietato o fortemente limitato in Europa e in altri Paesi occidentali, il solvente continua a essere utilizzato in alcune aree del mondo dove le normative ambientali e occupazionali sono meno restrittive», osserva Pezzoli in occasione del XV Congresso Brain & Malnutrition Chronic Diseases Association ETS, dedicato al tema “Nutrizione e Neurodegenerazione” del 21 e 22 maggio 2026. «La ricerca non cambia il passato, ma può contribuire a cambiare il futuro di molte persone».
Nel corso degli anni Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson ha contribuito a importanti conquiste per i pazienti, e la recente sentenza rappresenta un risultato rilevante non solo sul piano giudiziario, ma anche umano e scientifico.
«È la conferma che decenni di ricerca indipendente sul rapporto tra ambiente e malattia di Parkinson e di continuo sostegno ai pazienti possono contribuire a far emergere verità rilevanti per la salute pubblica, osserva Pezzoli. Un successo paragonabile ad altre importanti battaglie portate avanti dalla nostra Fondazione negli anni: dall’introduzione nel 1998 dei nuovi dopamino-agonisti nella farmacopea italiana al riconoscimento, l’anno successivo, da parte di Regione Lombardia della rimborsabilità della stimolazione cerebrale profonda (DBS), fino agli studi che hanno contribuito al ritiro di alcuni farmaci dopamino-agonisti ergolinici associati a gravi problemi alle valvole cardiache».
La vicenda sulla trielina si inserisce dunque nel percorso di una medicina che non si limita a curare, ma cerca anche di comprendere le cause della malattia, prevenire le esposizioni a rischio e dare voce ai pazienti che spesso rimangono invisibili.
«Questi studi, iniziati molti anni fa, contribuiscono ancora oggi ad alimentare la nostra ricerca, che ha ora grandi prospettive. Il Parkinson dimostra sempre di più di essere anche una malattia metabolica. Stiamo studiando ora il metabolismo, nel corpo umano, di quella piccolissima parte di idrocarburi che ognuno di noi produce nella degradazione dei grassi e delle membrane cellulari. È un lavoro difficile, poco finanziato, che richiede grandi numeri e grande competenza, ma è proprio così che la ricerca può produrre cambiamenti concreti per le generazioni future», conclude Pezzoli.
Sostenere Fondazione Pezzoli anche attraverso il 5×1000 significa contribuire a una ricerca indipendente che, nel tempo, punta a sconfiggere la malattia. Assegna nel riquadro per la ricerca sanitaria il codice fiscale: 97128900152.


