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Come comportarsi in tempi di Coronavirus

Prof. Gianni PezzoliCi viene chiesto, oramai quotidianamente, se i pazienti parkinsoniani sono a priori più a rischio di altri soggetti nel contrarre una sindrome da Coronavirus.

La risposta per ora è no! Non abbiamo mai osservato, in decenni di esperienza, una aumentata sensibilità a patologie simil-influenzali o a franche polmoniti nel Parkinson, indotte da agenti virali ovviamente. Altra cosa sono le polmoniti "ab ingestis" nei soggetti disfagici. Sempre, ai nostri pazienti, specie quelli più fragili, ad esempio con più di 15 anni di malattia, chiediamo comunque di non esporsi a climi estremi troppo freddi (o caldi d'estate). In questo momento è opportuno accentuare questo comportamento. Coloro che possono rimanere a casa, perché non legati a specifiche necessità lavorative, escano il meno possibile, specie se abitanti in aree a rischio, e seguano scrupolosamente le indicazioni di lavarsi spesso le mani, mantenere una distanza sociale doppia rispetto al solito, chiedendo anche ai propri congiunti o caregiver di fare lo stesso. Nel caso malaugurato di una patologia influenzale o da coronavirus non sospendere mai la terapia. Portare con sé la terapia antiparkinson anche in ospedale e chiedere che non venga cambiata. Nel caso consultate il vostro neurologo di fiducia. Nei giorni festivi e prefestivi utilizzate il nostro SOS Parkinson 336-735544 , esiste per queste ragioni. Siate prudenti e attenti, perché questa pandemia, con un incremento quotidiano dei casi del 25%, oggi, non promette niente di buono.  

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