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Avviato sviluppo clinico di DNL151 nel Parkinson

Piccolo inibitore di LRRK2

Uno dei primi ostacoli per il trattamento della malattia di Parkinson è la presenza della cosiddetta barriera emato-encefalica ovvero una barriera posta tra il tessuto cerebrale ed il sangue, che ha come scopo di impedire ad eventuali germi patogeni oppure sostanze tossiche di raggiungere le preziose e delicate cellule nervose nel sistema nervoso centrale. Questo è il motivo per cui non si somministra dopamina, il neurotrasmettitore che viene a scarseggiare quando vengono danneggiate le cellule nervose dopaminergiche nella sostanza nera nella malattia di Parkinson: la dopamina non riesce a passare la barriera, la levodopa (che viene poi trasformata a dopamina) invece sì.

L’azienda Denali Therapeutics si è specializzata nella messa a punto di piccole molecole in grado di passare la barriera, da sviluppare per la terapia di malattie neurodegenerative, come la malattia di Parkinson.

Una di queste molecole si chiama DNL151 ed è un inibitore del gene LRRK2, che regola il sistema lisosomiale responsabile per la rimozione ed il riciclaggio delle proteine vecchie nelle cellule. Si ritiene che DNL151 possa rallentare lo sviluppo della malattia di Parkinson non solo nei pazienti portatori di mutazioni di LRRK2, ma anche nei pazienti parkinsoniani che non hanno mutazioni del gene.

E’ già stato completato un primo studio in 162 volontari sani che ha documentato che DNL151 viene assorbito per via orale e che viene tollerato bene; il profilo di sicurezza è stato soddisfacente

Ora è partito uno studio in pazienti parkinsoniani, che verranno trattati per 4 settimane nell’ambito di uno studio con assegnazione causale a DNL151 oppure a placebo (un preparato dall’aspetto identico, ma che non contiene il principio attivo) in condizioni di doppia cecità (né il medico, né i pazienti sapranno chi è stato assegnato a che cosa). Finora sono stati trattati 25 dei 34 pazienti previsti. Gli obiettivi principali dello studio sono di documentare la tollerabilità e la sicurezza della molecola in pazienti parkinsoniani, nonché di esaminare i livelli di DNL151 sia nel sangue che nel fluido cerebrospinale per confermare che la molecola effettivamente passa la barriera emato-encefalica nei pazienti parkinsoniani.

Fonte: comunicato stampa 6 agosto 2020

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