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Isradipina non meglio del placebo nel rallentare il Parkinson

Delude lo studio STEADY PD III

Il prestigioso Istituto Americano Nazionale per le patologie neurologiche e l’ictus ha sponsorizzato uno studio, chiamato STEADY-PD III, con lo scopo di valutare la capacità di un calcio antagonista, l’isradipina, approvato per il trattamento della ipertensione arteriosa, di rallentare la progressione della malattia di Parkinson nell’ambito di uno studio con assegnazione causale ad isradipina oppure placebo (un preparato dall’aspetto identico, ma senza il principio attivo) in condizioni di doppia cecità (né il medico valutatore, né i pazienti sapevano chi era stato assegnato a che cosa)

Sono stati reclutati 336 pazienti con meno di 3 anni di malattia non in trattamento dopaminergico all’inizio dello studio. L’età media era di 62 anni, il 68% era di sesso maschile, il punteggio medio UPDRS di partenza era di 23.1. Dopo 3 anni di trattamento con 5 mg isradipina due volte al giorno oppure placebo il peggioramento misurato come punteggio UPDRS era di +2.99 punti nel gruppo isradipina e di +3.26 punti con il placebo; la differenza non era significativa ed è rimasta non significativa dopo aggiustamento per la terapia anti-Parkinson.

Fonte: Gruppo di Studio STEADY-PD III Ann Intern Med 2020; 172: 591-598

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