In numerosi e recenti lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali, viene messa in evidenza l’importanza di due elementi che impattano in modo significativo sulla qualità di vita delle persone con Malattia di Parkinson: l’isolamento sociale e la solitudine. Mentre l’isolamento sociale è stato affrontato in numerosi studi, la solitudine in persone con Malattia di Parkinson è stata valutata più raramente. In questo breve scritto, presentiamo i risultati di alcuni lavori scientifici che ci sembrano interessanti.
La solitudine è una esperienza soggettiva complessa in cui una persona si sente socialmente disconnessa, a volte anche in presenza di altre persone. Quindi, la solitudine è una condizione che deriva dalla discrepanza tra il desiderio di relazioni sociali e la percezione delle relazioni sociali. La solitudine è spesso associata ad aumentata vulnerabilità emotiva, ipervigilanza, pensiero rimuginante. In generale, le persone, che esperiscono solitudine, hanno una percezione del mondo più negativa, tendono a memorizzare maggiormente le informazioni sociali negative, ad avere stili di vita poco sani e ad avere un profilo clinico sfavorevole con aumentato rischio di patologie psichiatriche e neurodegenerative. La solitudine sta diventando un elemento sempre più rilevante per la salute pubblica nelle società che hanno una ampia parte di popolazione in età avanzata. La solitudine è correlata a vare patologie croniche, alla riduzione delle funzioni cognitive, a sintomi depressivi, ad una peggiore qualità di vita, a declino del funzionamento e a mortalità prematura.
Invece, quando ci si riferisce all’isolamento sociale, si intende una condizione obiettiva di persone che hanno contatti sociali minimi o assenti. L’isolamento sociale non comporta automaticamente una condizione soggettiva di solitudine.
In uno studio di Prell e coautori del 2023, veniva esaminata la prevalenza della solitudine, la sua associazione ad altre variabili e l’impatto sulla qualità di vita in persone (QoL) con Malattia di Parkinson in alcuni stati europei (Austria, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Italia, Israele, Lussenburgo, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia, Svizzera, Spagna). Nel loro studio, gli Autori hanno evidenziato che la solitudine ha un impatto negativo sulla vita delle persone con Parkinson, sia nell’attualità che nel futuro sulla salute fisica e mentale. Anche i sintomi depressivi e la solitudine avevano un effetto negativo nel corso degli anni, benché non fossero in stretta relazione. Le persone con Malattia di Parkinson, possono avere difficoltà nel manifestare le emozioni con le espressioni facciali o con il linguaggio e questo può comportare conseguenze negative nelle interazioni sociali, acuire la rinuncia a mantenere relazioni e ulteriormente peggiorare la qualità di vita. Dato che la solitudine comporta effetti negativi sulla qualità di vita, è importante trovare strategie per migliorare la situazione delle persone con Malattia di Parkinson, che soffrono di solitudine in percentuale più elevata rispetto alla popolazione generale. In questo studio, in cui sono state coinvolte persone con Parkinson di paesi molto differenti, è possibile che il paese di residenza può avere un ruolo significativo nella modalità di esperire la solitudine. In studi effettuati da altri ricercatori, la sensazione di solitudine era maggiore nei paesi dell’Europa del sud rispetto a quelli nordici. La solitudine è maggiore nelle aree in cui i legami nelle comunità sono considerati più forti. Inoltre, i risultati di questo studio evidenziano la relazione tra i sintomi depressivi e la solitudine nelle persone con Malattia di Parkinson e anche nella popolazione generale, la solitudine è considerata un fattore di rischio per la depressione specialmente in età avanzata.
Un altro studio interessante è quello di Gonzales e colleghi (2025), in cui gli autori esaminano la relazione tra la solitudine e la disabilità motoria (objective motor impairment). Gli autori rilevano che nel campione di 178 persone con Malattia di Parkinson (60% uomini) con differenti stadi di malattia (86% stadio iniziale) da loro esaminati, il 64% esperiva elevati livelli di solitudine rilevati mediante scale cliniche. La valutazione soggettiva dell’impatto funzionale della malattia, la dimensione della rete sociale, il supporto sociale e lo stadio della malattia influivano sulla genesi della solitudine, mentre la disabilità motoria in quanto tale non era correlata alla solitudine. Gli uomini con Malattia di Parkinson percepivano un maggiore impatto della solitudine rispetto alle donne. Gli autori suggeriscono che mettere in atto interventi focalizzati sulla rete sociale e sulla depressione, potrebbero migliorare non solo la solitudine ma anche l’impatto funzionale della Malattia di Parkinson sulla vita delle persone.
In uno studio del 2026, condotto da Terraciano e colleghi, viene valutata la correlazione tra la solitudine ed il rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson. In una coorte di 491603 persone seguite per quindici anni, la solitudine era associata in modo significativo con il rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson e non dipendeva da altri fattori quali la depressione o altri fattori di rischio o genetici. Questo studio conferma che la solitudine è un elemento psicosociale fondamentale per la salute.
Ci sono ovviamente altri studi oltre a quelli citati che esaminano la relazione tra Malattia di Parkinson, solitudine e qualità di vita e tutti mettono in evidenza l’importanza di riconoscere questo aspetto non motorio della Malattia di Parkinson per poter dare ai pazienti ed ai loro familiari indicazioni utili per affrontare questo problema.


