La destabilizzazione dei microtubuli spiana la strada alla malattia di Parkinson

Autori: D. Cartelli, G. Cappelletti

Significato: Questa recensione fa il punto di quello che si conosce sul rapporto tra microtubuli e malattia di Parkinson e propone lo sviluppo di una nuova classe di farmaci anti-Parkinson. I microtubuli costituiscono un importante componente dello scheletro nella cellula. Oltre a costituire l’impalcatura che ne mantiene la struttura, svolgono anche funzioni importanti nella moltiplicazione cellulare e nel trasporto di sostanze all’interno della cellula. Studi recenti dimostrano che le proteine codificate dai geni, le cui mutazioni sono associate alla malattia di Parkinson, ovvero alfa-sinucleina codificata dal gene SNCA, la parkina codificata dal gene PARK2 e LRRK2 codificato dal gene omonimo, hanno un ruolo nel funzionamento del sistema dei microtubuli. Mutazioni che alterano questi geni e le proteine da loro codificate sono infatti strettamente correlate alla destabilizzazione del sistema microtubulare. Lo stesso avviene con tossine ambientali associate al Parkinson (MPTP, l’insetticida rotenone e gli idrocarburi solventi (2,5-hexanedione)). La destabilizzazione dei microtubuli compromette la loro capacità di trasportare sostanze da una parte della cellula ad un’altra. I neuroni dopaminergici, che presentano assoni molto ramificati e molto lunghi (pari complessivamente a 4,6 metri nel corpo umano) sono particolarmente vulnerabili a problemi di trasporto, e si ritiene che problemi di questa natura rappresentino uno dei primi eventi che portano alla neurodegenerazione nella malattia di Parkinson. Composti che stabilizzano i microtubuli esistono già, quali paclitaxel (un farmaco anti-cancro) ed epotilone, che si sono dimostrati efficaci nel correggere i difetti dei microtubuli in cellule in provetta e in modelli animali. Un primo studio clinico di fase I con epotilone nella malattia di Alzheimer è stato interrotto a causa di effetti collaterali. Vengono presentate una serie di considerazioni su come procedere con la ricerca clinica con altri stabilizzatori dei microtubuli, con lo scopo di mettere a punto una terapia che possa fermare il processo neurodegenerativo e, forse, persino indurre neurorigenerazione.

Sponsorizzazione: la borsa di studio di un ricercatore interamente dedicato al progetto microtubuli è a carico della Fondazione Grigioni

Pubblicazione: rivista Mol Neurobiol online su Internet 18 ottobre 2016


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