Uno studio appena pubblicato ha analizzato i dati di 3.100 partecipanti seguiti nell’ambito di un grande consorzio internazionale dedicato allo studio della progressione della malattia di Parkinson.
I partecipanti erano divisi in tre gruppi: 937 con diagnosi clinica di malattia di Parkinson, 237 controlli sani, e 1.926 persone in fase cosiddetta prodromica — cioè individui che non hanno ancora ricevuto una diagnosi di Parkinson ma presentano già segni biologici precoci della malattia, come la presenza di alfa-sinucleina patologica nei tessuti, un disturbo del comportamento durante il sonno nella fase cosiddetta REM, una marcata riduzione dell’olfatto.
I risultati principali mostrano che i pazienti con diagnosi di Parkinson hanno un rischio di cadere 4 volte superiore rispetto ai controlli sani, e che questo rischio cresce con il progredire della malattia.
Il dato più rilevante è che questa maggiore frequenza di cadute nelle donne si osserva nonostante un profilo clinico mediamente più lieve rispetto agli uomini — un dato che dimostra come valutare il rischio di caduta basandosi solo sulla gravità dei sintomi motori sia insufficiente.
Le conseguenze delle cadute nelle donne sono anche più gravi: rispetto agli uomini, hanno il 50% in più di probabilità di riportare un infortunio, il 62% in più di probabilità di avere una frattura, con un rischio di frattura dell’anca più che raddoppiato e un rischio di fratture agli arti superiori quasi triplicato.
Questa differenza è presente sia nei pazienti con diagnosi conclamata sia in quelli in fase prodromica, suggerendo che il rischio biologicamente legato al sesso femminile agisce fin dalle fasi più precoci della malattia.
Lo studio ha il merito di quantificare una differenza di genere concreta e clinicamente rilevante, ma non chiarisce se le donne cadano di più per una diversa vulnerabilità del sistema di controllo dell’equilibrio o per la maggiore fragilità ossea in post-menopausa — una distinzione che avrebbe implicazioni terapeutiche molto diverse.
Questi dati, pur con i limiti di uno studio trasversale, indicano chiaramente che il rischio di caduta nelle donne con Parkinson non può essere stimato sulla base dei soli sintomi motori: una valutazione personalizzata e sistematica del rischio sia negli uomini che nelle donne è indispensabile.
FONTI: Vizcarra JA, Hefter K, Lafontant DE, Duong MT, Ertefaie A, Litt B, Bassett DS, Siderowf A; Parkinson's Progression Markers Initiative. Sex Differences in Fall Frequency, Risk Factors, and Outcomes in Parkinson's Disease: A Cross-Sectional Analysis. Mov Disord Clin Pract. 2026 May 7. doi: 10.1002/mdc3.70664. Epub ahead of print. PMID: 42093339.


