L’ipotensione ortostatica (IO) è un calo della pressione arteriosa che si verifica quando ci si alza in piedi. Secondo gli attuali criteri di consenso internazionali, l’ipotensione ortostatica classica è definita come una riduzione sostenuta della pressione sistolica (PAS) di almeno 20 mmHg e/o della pressione diastolica (PAD) di almeno 10 mmHg. Questa variazione deve essere rilevata entro 3 minuti dal passaggio alla posizione eretta.
Per una diagnosi accurata, il confronto ideale va fatto con la pressione misurata dopo 3-5 minuti di riposo in posizione sdraiata, poiché il semplice confronto seduto-in piedi potrebbe non rilevare il problema.
Esistono tuttavia diverse varianti che possono sfuggire a una valutazione superficiale:
- Ipotensione ortostatica iniziale: un calo brusco (sistolica ≥40 mmHg e diastolica ≥20 mmHg) che avviene nei primi 15 secondi e si risolve rapidamente.
- Ipotensione ortostatica iniziale con recupero ritardato o IO precoce transitoria: calo non sostenuto della PAS ≥20 mmHg e/o della PAD ≥10 mmHg dopo 30 secondi di postura eretta con un recupero ritardato della pressione arteriosa. È comune negli anziani e nei pazienti in terapia con farmaci vasoattivi che abbassano la pressione arteriosa.
- Ipotensione ortostatica ritardata: il calo significativo compare solo dopo i primi 3 minuti di posizione eretta. In presenza di sospetto clinico, gli esperti consigliano di estendere il test di misurazione fino a 10 minuti.
L’ipotensione ortostatica classica, ma soprattutto quella iniziale, viene rilevata al meglio utilizzando il monitoraggio in continuo della pressione arteriosa battito per battito, metodica impiegata nei laboratori di indagine del sistema nervoso vegetativo che sono specializzati nello studio dei riflessi cardiovascolari (Centri&Laboratori – AINV).
Infine, poiché molti pazienti sono completamente asintomatici nonostante cali pressori importanti (ipotensione subclinica), gli esperti ritengono che lo screening regolare sia fondamentale per tutti i pazienti con malattia di Parkinson e parkinsonismi, indipendentemente dalla presenza di sintomi, per ridurre rischi a lungo termine come cadute, il peggioramento più rapido delle funzioni cognitive e dei sintomi motori o l’aumento dei rischi cardiovascolari.
FONTI: Lenka A, Beach P. Approach to Cardiovascular Autonomic Dysfunction in Patients with Synucleinopathies. Mov Disord Clin Pract. 2025 Dec;12(12):2092-2105. doi: 10.1002/mdc3.70268. Epub 2025 Aug 7. PMID: 40776584; PMCID: PMC12715361.


