Biomarcatori e Parkinson: nuovi strumenti per prevedere l’evoluzione della malattia

Uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica Brain Communications ha dimostrato che alcuni biomarcatori presenti nel liquor cerebrospinale e specifici test neuropsicologici possono aiutare a prevedere l’evoluzione della malattia di Parkinson nel tempo.
I biomarcatori sono sostanze biologiche misurabili — come proteine o frammenti proteici — che riflettono ciò che accade nel cervello durante una malattia neurodegenerativa. Nel Parkinson e nell’Alzheimer questi marcatori possono essere ricercati nel liquor cerebrospinale, il liquido che circonda cervello e midollo spinale, perché contiene molecole che rispecchiano i cambiamenti biologici del sistema nervoso centrale.
Nello studio, i ricercatori hanno osservato che pazienti con alterazioni di biomarcatori tipici della malattia di Alzheimer — in particolare beta-amiloide e proteina tau— presentano un rischio maggiore di sviluppare un peggioramento cognitivo e una progressione più rapida di alcuni sintomi motori. Anche prestazioni ridotte nei test di memoria, attenzione e funzioni esecutive risultano associate a un rischio maggiore di progressione.
Questi risultati suggeriscono che l’analisi combinata di biomarcatori biologici e valutazione neuropsicologica potrebbe permettere di identificare precocemente i pazienti più a rischio di declino cognitivo, favorendo percorsi di cura più personalizzati, monitoraggi più accurati e interventi riabilitativi più tempestivi.
Lo studio conferma inoltre quanto la ricerca sui biomarcatori rappresenti oggi uno degli ambiti più promettenti della neurologia moderna, perché può aiutare non solo a comprendere meglio la malattia, ma anche a sviluppare terapie sempre più mirate e personalizzate.
Anche Fondazione Pezzoli sostiene e finanzia progetti di ricerca dedicati allo studio dei biomarcatori nelle malattie neurodegenerative, con particolare attenzione al Parkinson. Investire in questo ambito significa promuovere una medicina sempre più personalizzata, capace di identificare precocemente i pazienti a maggior rischio di progressione clinica, monitorare nel tempo l’evoluzione della malattia e sviluppare strategie terapeutiche mirate.
Il supporto alla ricerca sui biomarcatori rappresenta quindi un passo fondamentale per migliorare la qualità di vita dei pazienti e aprire la strada a trattamenti sempre più precoci, efficaci e individualizzati.

FONTI: Scalese A, Giuffrè GM, Di Lazzaro G, Cimmino AT, Musso F, Orsini M, Quaranta D, Vita MG, Piano C, Calabresi P, Marra C, Bentivoglio AR. Predictive value of cerebrospinal fluid Alzheimer's disease biomarkers and neuropsychological measures for cognitive and motor outcomes in Parkinson's disease. Brain Commun. 2026 May 7;8(3):fcag166. doi: 10.1093/braincomms/fcag166. PMID: 42183041; PMCID: PMC13195030.

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