Parkinson e salute generale: cosa ci dice la ricerca più recente

Chi ha una diagnosi di malattia di Parkinson si chiede spesso quale sia il suo reale impatto sulla salute nel lungo periodo, al di là dei sintomi motori più noti. Un ampio studio britannico, condotto analizzando i dati di oltre 10.000 persone con Parkinson seguite dai medici di famiglia e confrontate con quasi 56.000 persone senza la malattia, ha cercato di rispondere proprio a questa domanda, osservando come nel tempo compaiano altri disturbi (le cosiddette comorbidità) e quale peso abbiano sulla durata della vita.

I ricercatori hanno osservato che nelle persone con Parkinson alcune comorbidità sono più frequenti rispetto alla popolazione generale: cadute, disturbi cognitivi, disturbi del sonno, ipotensione  posturale, ansia e depressione, oltre a disturbi gastrointestinali e urinari. È un elenco che può sembrare lungo, ma è importante sottolineare che si tratta di aspetti già ben conosciuti dai neurologi e per i quali esistono percorsi di prevenzione, monitoraggio e trattamento consolidati. Non a caso, proprio la consapevolezza di questi rischi è ciò che permette oggi una gestione più proattiva e personalizzata della malattia.

Un dato interessante, e per certi versi rassicurante, riguarda invece alcune malattie respiratorie e cardiache croniche (come la BPCO o lo scompenso cardiaco), che nello studio sono risultate meno frequenti nelle persone con Parkinson rispetto al resto della popolazione.

L’aspetto scientificamente più rilevante dello studio è questo: quando i ricercatori hanno confrontato l’effetto delle stesse comorbidità (ad esempio demenza, ictus o malattie cardiache) tra chi ha il Parkinson e chi non lo ha, hanno visto che il loro impatto sulla mortalità è simile, o addirittura inferiore, nelle persone con Parkinson. Una eccezione riguarda le cadute, che nel Parkinson tendono ad avere conseguenze un po’ più marcate, un dato che conferma quanto sia utile lavorare su equilibrio, forza muscolare e prevenzione ambientale delle cadute insieme al proprio team riabilitativo.

Per una persona con diagnosi di Parkinson, questi risultati non sono un motivo di allarme, ma piuttosto un’indicazione preziosa su dove concentrare l’attenzione insieme al proprio medico.

Un follow-up regolare con il neurologo e il medico di famiglia resta lo strumento più efficace per individuare precocemente eventuali disturbi del sonno, dell’umore o della pressione, che spesso rispondono bene a interventi mirati se riconosciuti per tempo. Allo stesso modo, la prevenzione delle cadute attraverso attività fisica, fisioterapia ed eventuali adattamenti domestici resta uno dei pilastri più concreti ed efficaci per mantenere autonomia e qualità di vita. Infine, non va sottovalutata l’attenzione alla sfera psicologica: ansia e depressione sono comuni nel Parkinson, ma sono anche condizioni trattabili, e parlarne con il proprio team di cura è un passo importante quanto la gestione dei sintomi motori.

FONTI: Okunoye O, Horsfall L, Marston L, Walters K, Schrag A. Comorbidities and Complications in Parkinson's Disease in Primary Care. Eur J Neurol. 2026 Jul;33(7):e70697. doi: 10.1111/ene.70697. PMID: 42444263; PMCID: PMC13365866.

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