Dal 4 all’8 ottobre 2026 a Seul, in Corea del Sud, si è svolto l’International Congress of Parkinson’s Disease and Movement Disorders, uno dei più importanti appuntamenti scientifici internazionali dedicati allo studio della malattia di Parkinson e dei disturbi del movimento, promosso dalla International Parkinson and Movement Disorder Society (MDS). La partecipazione a un congresso di questa rilevanza rappresenta un’importante occasione di confronto e aggiornamento per la comunità scientifica internazionale, favorendo la condivisione dei risultati della ricerca, lo scambio di esperienze e lo sviluppo di nuove prospettive per la comprensione e la cura della malattia di Parkinson. In questo contesto, una delegazione della Fondazione Pezzoli per la Malattia di Parkinson ha presentato due lavori scientifici, portando all’attenzione della comunità internazionale i risultati delle proprie attività di ricerca. Entrambi i contributi sono stati presentati nell’ambito delle sessioni orali dedicate ai poster, un’importante opportunità per illustrare i risultati degli studi, confrontarsi con ricercatori provenienti da tutto il mondo e contribuire al dibattito scientifico sui fattori coinvolti nella malattia. Lunedì 5 ottobre, ho presentato il lavoro scientifico dal titolo “Nutritional Status, Clinical Features and Lifestyles of Twins Discordant for Parkinson’s Disease”, dedicato allo studio dello stato nutrizionale, delle abitudini alimentari e dei fattori legati allo stile di vita nei gemelli discordanti per la malattia di Parkinson. La ricerca si inserisce in un ambito di grande interesse scientifico: comprendere il possibile ruolo dei fattori ambientali e comportamentali nello sviluppo della malattia, anche in presenza di un patrimonio genetico condiviso o molto simile. Lo studio dei gemelli discordanti, infatti, offre un’opportunità preziosa per approfondire le differenze che possono contribuire a spiegare perché la malattia si manifesti in un individuo e non nell’altro. Lo studio ha coinvolto 54 coppie di gemelli discordanti per la malattia di Parkinson, nelle quali almeno uno dei due gemelli era affetto dalla patologia. Per caratterizzare lo stato nutrizionale e le abitudini di vita dei partecipanti, sono stati analizzati diversi parametri, tra cui peso corporeo, altezza e indice di massa corporea (BMI). Sono state inoltre approfondite le abitudini alimentari e alcuni fattori legati allo stile di vita, in particolare il fumo, attraverso questionari strutturati. Le abitudini alimentari sono state valutate mediante la compilazione di diari alimentari. È stata inoltre effettuata una valutazione clinica con particolare attenzione alla presenza di stipsi, un sintomo non motorio che può comparire anche diversi anni prima della diagnosi di malattia di Parkinson. Dall’analisi delle 54 coppie di gemelli non sono emerse differenze statisticamente significative nel peso corporeo e nell’indice di massa corporea tra i gemelli affetti da Parkinson e i rispettivi controlli. Non sono state osservate differenze significative neppure per quanto riguarda il fumo, sia attivo sia pregresso. Sono emerse, solo piccole differenze nelle abitudini alimentari: in particolare, è stata rilevata una differenza significativa nel consumo di pesce conservato, osservata sia nell’intero campione sia nel sottogruppo dei gemelli monozigoti. È stata inoltre riscontrata una differenza al limite della significatività statistica nel consumo di zuccheri aggiunti nell’intero campione, mentre un basso consumo di frutta è risultato significativamente più frequente tra i gemelli monozigoti. Questi risultati suggeriscono che alcune specifiche abitudini alimentari possano differire anche tra individui che condividono una parte molto elevata del proprio patrimonio genetico, aprendo nuove prospettive di approfondimento sul possibile ruolo dei fattori ambientali e comportamentali nella malattia di Parkinson.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la stipsi, la cui prevalenza è risultata significativamente maggiore nei partecipanti con Parkinson rispetto ai controlli: 37% contro 11%. Questo risultato è coerente con le evidenze scientifiche che riconoscono l’importanza dei sintomi gastrointestinali nelle fasi precoci della malattia e sostiene l’interesse verso il possibile coinvolgimento dell’asse intestino-cervello nei processi che precedono la comparsa dei sintomi motori. I risultati dello studio offrono spunti interessanti per approfondire il rapporto tra alimentazione, stile di vita e malattia di Parkinson. È tuttavia importante sottolineare che il disegno trasversale della ricerca non consente di stabilire relazioni di causa-effetto tra le differenze osservate e la presenza della malattia. Saranno pertanto necessari ulteriori studi, in particolare prospettici, per confermare queste associazioni e comprenderne meglio il significato. Attualmente lo studio è terminato e ci ha dato tante altre informazioni. Auspichiamo al più presto la pubblicazione su una rivista scientifica. Questo testimonia l’impegno della Fondazione nella ricerca scientifica costante per approfondire i meccanismi della malattia, individuare nuovi ambiti di prevenzione e migliorare, nel tempo, le prospettive di cura e la qualità della vita delle persone con Parkinson.






