Avere uno scopo nella vita fa bene anche al cervello ?

Il purpose in life è la sensazione che la propria vita abbia una direzione, un obiettivo. Non significa essere positivi, ottimisti o avere successo, ma sentire che ci stiamo muovendo verso qualcosa e che per questo la vita sia degna di essere vissuta. Non necessariamente questa sensazione si accompagna sempre a buon umore o felicità: una persona può attraversare un periodo difficile, ma sentire di avere ancora uno scopo nella vita.

Negli ultimi anni si è osservato in diversi studi che avere un maggiore purpose in life sembra associarsi a un rischio minore di sviluppare un disturbo cognitivo, e sembra associarsi  una migliore salute fisica ed una maggiore longevità.

Koga e colleghi (2024) si sono chiesti quale potesse essere il rapporto tra purpose in life e parkinsonismi. Prendendo dati dal Rush Memory and Aging Project, uno studio molto conosciuto, hanno osservato 2.626 anziani, senza disturbo cognitivo all’inizio dello studio e con un’età media di 77 anni. Hanno poi seguito i partecipanti per una media di circa 7 anni e nel corso del follow-up hanno valutato periodicamente la presenza e l’evoluzione dei sintomi parkinsoniani. Utilizzando un questionario standardizzato hanno interrogato i soggetti a proposito del loro purpose in life, ed hanno valutato i segni parkinsoniani (bradicinesia, rigidità, tremore e alterazioni della marcia). È importante sottolineare che gli autori non hanno indagato pazienti con una diagnosi di Parkinson conclamata, ma anziani nei quali hanno valutato nel tempo la presenza e l’evoluzione di segni parkinsoniani. In sintesi, da questa indagine è stato riscontrato che le persone con livelli più elevati di purpose in life presentavano meno segni parkinsoniani già all’inizio dello studio.

Gli autori propongono diverse interpretazioni di questi dati. La prima è che le persone con un maggiore purpose in life potrebbero mettere in atto comportamenti più benefici per la salute, come fare più attività fisica, mantenere una vita sociale più attiva, oppure in generale seguire stili di vita più salutari. Un’altra interpretazione potrebbe essere che queste persone potrebbero avere minori meccanismi infiammatori in atto, migliore regolazione dello stress, maggiore riserva cerebrale.

Queste due interpretazioni rimangono ancora nel campo delle ipotesi che potrebbero spiegare il fenomeno.

La cosa importante è che il purpose in life non è una caratteristica immutabile, ma può cambiare nel corso della vita. Questo significa che non è una caratteristica fissa e diversi interventi psicologici hanno mostrato che può essere coltivato e sviluppato nel tempo. Possiamo considerare il purpose in life una caratteristica associata ad un migliore benessere psicologico e, in questo studio, anche ad un minor rischio di sviluppare segni di parkinsonismo.

 

FONTI: Hayami K Koga, Francine Grodstein, David R Williams, Aron S Buchman, Laura D Kubzansky, Purpose in Life and Its Association to Parkinsonism, The Journals of Gerontology: Series B, Volume 79, Issue 5, May 2024, gbae026, https://doi.org/10.1093/geronb/gbae026

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