Da Oxford la scoperta di un meccanismo di protezione del cervello contro l’accumulo di alfasinucleina: una potenziale cura per la Malattia di Parkinson?

I ricercatori dell’Università di Oxford hanno pubblicato un interessante studio su come il cervello sia in grado di rimuovere gli accumuli di proteine tossiche nei neuroni senza danneggiare le cellule. Sappiamo che nella malattia di Parkinson vi è un accumulo di una proteina, l’alfa-sinucleina, che si aggrega in modo anomalo e questo porterebbe al danneggiamento delle cellule della sostanza nera. Sappiamo anche che nel cervello esiste la microglia, l’insieme delle cellule immunitarie presenti nel cervello e nel midollo spinale, che svolge funzioni di sorveglianza, difesa e manutenzione del tessuto nervoso ed elimina cellule o detriti cellulari tramite un meccanismo noto come fagocitosi (dal greco phagein, mangiare). La microglia agisce quindi in modo protettivo nei confronti delle cellule nervose, ma è bene ricordare che, se la risposta infiammatoria è eccessiva, la microglia stessa può contribuire al danno cellulare, uno dei meccanismi ipotizzati anche per lo sviluppo della malattia di Parkinson.

I ricercatori hanno utilizzato cellule staminali pluripotenti indotte da cui hanno ricavato neuroni dopaminergici e cellule microgliali, e le hanno coltivate insieme per capire come le cellule della microglia reagiscono agli aggregati di alfa-sinucleina che si formano nelle cellule nervose. Hanno quindi scoperto che una specifica popolazione di microglia è in grado di ridurre gli aggregati rimuovendo solo una piccola parte della cellula nervosa senza danneggiarla. Il meccanismo è detto trogocitosi (dal greco trogein, rosicchiare): invece di inglobare l’intera cellula distruggendola completamente, la microglia ne asporta solo le porzioni che contengono gli aggregati, con un meccanismo di pulizia selettivo. Ciò è reso possibile dalla presenza di molecole che regolano la risposta della microglia. In particolare, gli scienziati hanno osservato che la proteina GPNMB, già associata al rischio di malattia di Parkinson, è un mediatore chiave della trogocitosi: quando i suoi livelli vengono ridotti, la microglia rimuove gli aggregati in modo molto meno efficace.

Capire meglio e potenziare questo meccanismo di difesa naturale del cervello potrebbe aprire nuovi orizzonti di cura non solo nella malattia di Parkinson ma in molte malattie neurodegenerative che hanno in comune un accumulo di proteine anomale.

Va ricordato che lo studio è stato condotto in gran parte su cellule nervose in coltura, una situazione ben diversa da quella nell’organismo vivente, anche se alcuni risultati sono stati confermati su tessuto cerebrale post-mortem. Inoltre andrà verificata la sicurezza di un eventuale intervento su questo meccanismo, perché agire a livello dell’immunità cerebrale potrebbe compromettere il funzionamento di circuiti nervosi fondamentali.

Fatte salve queste premesse, il principale motivo di interesse di questa ricerca è la possibilità di trasformare un comportamento naturale delle cellule immunitarie cerebrali in una strategia terapeutica per le malattie neurodegenerative.

FONTI: Chueh HJ, Katsikoudi A, Aragón-González A, Lam CL, Tamon L, Jainarayanan A, Agarwal D, Cowley SA, Sims D, Tofaris GK. Human microglia clear intraneuronal α-synuclein aggregates by GPNMB-mediated trogocytosis. Sci Transl Med. 2026 Oct 7;18(870):eadz9258. doi: 10.1126/scitranslmed.adz9258. Epub 2026 Oct 7. PMID: 42842725; PMCID: PMC7619603.

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