Ci sono molte teorie psicologiche che spiegano come noi proviamo e percepiamo le emozioni e su come ci rapportiamo agli altri sulla base di questo. Le emozioni sono risposte brevi ma intense in risposta a stimoli che noi giudichiamo importanti. Queste vengono espresse tramite vari canali: l’espressione del viso, il tono della voce e la postura del corpo. Quando vediamo una persona manifestare un’emozione osserviamo tutti questi canali e ci facciamo un’idea di quello che l’altro sta provando. Ma come facciamo ? Due modalità sono l’uso della Teoria della Mente (ToM) e i neuroni specchio. Per ToM intendiamo una capacità più cognitiva di analizzare la situazione e di mettersi nei panni dell’altro, tramite ragionamento. I neuroni specchio sono invece una tipologia di neuroni che si attivano sia che il soggetto compia un’azione in prima persona, sia che osservi un altro compierla. Sono alla base dei comportamenti di imitazione ed alcune teorie propongono che vengano utilizzati anche per comprendere gli stati d’animo degli altri.
Lo studio di Danaila e colleghi (2026) si proponeva di indagare se il Parkinson, che può compromettere il movimento, l’espressività del viso, e il tono della voce, possa portare anche ad alterazioni della cognizione sociale e del riconoscimento delle emozioni, come dimostrato in studi precedenti. Inoltre, gli autori volevano indagare se l’assunzione di levodopa potesse avere un impatto su questo aspetto.
Gli autori hanno studiato un campione di 36 malati di Parkinson con fluttuazioni motorie, ovvero pazienti in cui l’effetto del farmaco varia nel corso della giornata, e 14 persone sane. I pazienti sono stati testati in fase ON ed in fase OFF per vedere gli eventuali effetti della levodopa sulla ToM ed il riconoscimento delle emozioni espresse tramite il linguaggio corporeo.
Lo studio ha evidenziato che i pazienti hanno una ridotta teoria della mente cognitiva rispetto ai controlli, in particolare nella capacità di riconoscere situazioni sociali complesse, e che questa non migliora con l’assunzione di levodopa. Al contrario, la capacità di riconoscere le emozioni dal volto risulta preservata nei pazienti. Tuttavia, le emozioni espresse tramite il linguaggio del corpo nei pazienti vengono percepite come meno intense in fase OFF ma nel momento in cui assumono il farmaco la percezione torna simile a quella dei soggetti di controllo. Questo si osserva sia per le emozioni positive che per quelle negative suggerendo che il fenomeno non dipenda esclusivamente dalla gravità dei disturbi motori presentati dai pazienti. Gli autori quindi ipotizzano che nel Parkinson possano essere alterati sia alcuni aspetti cognitivi della cognizione sociale (ToM), che i meccanismi coinvolti nella percezione delle emozioni attraverso il movimento corporeo, probabilmente collegati anche al funzionamento dei neuroni specchio. Solo quest’ultima migliorerebbe con l’assunzione di levodopa. È importante sottolineare che lo studio è stato condotto su un piccolo campione di pazienti e tramite stimoli artificiali, quindi sarebbe opportuno condurre ricerche più approfondite per avere dei risultati più solidi.
Cionondimeno, il Parkinson è una patologia complessa che spesso tocca aspetti emotivi e relazionali, sia nel paziente che nel caregiver. A questo proposito, potrebbero rivelarsi utili degli incontri psicoeducativi per paziente e caregiver per comprendere anche questi aspetti della malattia e come affrontarli.
FONTI: Danaila T, Métereau É, Klinger H, Jaulent A, Porte O, Tremblay L, Jaulent P, Laurencin C, Prange S, Thobois S. Differential effects of levodopa on social cognition in people with Parkinson's disease. J Parkinsons Dis. 2026 Apr 29:1877718X261435304. doi: 10.1177/1877718X261435304. Epub ahead of print. PMID: 42053208.


