Che cosa significa partecipare a un coro per una persona con Parkinson? Ci sono cambiamenti nella sua vita? E, se sì, quali, nella vita di questa persona?
McConn Walsh e Regan (2026) hanno cercato di dare una risposta a queste domande, con particolare attenzione all’impatto su voce, comunicazione e qualità di vita. Hanno condotto uno studio su 8 partecipanti (età media 79 anni circa; 5 con malattia di Parkinson idiopatica e 3 con parkinsonismi secondari o atipici) che hanno frequentato un coro dedicato a persone con Parkinson. I partecipanti si incontravano a cadenza settimanale per sedute di un’ora circa che prevedevano: esercizi di respirazione, riscaldamento vocale, canto e momenti di socializzazione. La direttrice era una persona appositamente formata sia in ambito musicale sia sulla malattia di Parkinson.
Ai partecipanti sono state sottoposte interviste individuali, successivamente esaminate con un’analisi tematica riflessiva per individuare i temi ricorrenti nelle esperienze raccontate.
Gli autori hanno individuato quattro grandi temi: i benefici fisici percepiti (miglioramenti nella forza della propria voce e, in alcuni casi, una sensazione di maggiore energia); connessione sociale e sostegno reciproco (il coro viene vissuto come uno spazio di condivisione con persone che vivono una situazione analoga, con conseguente senso di appartenenza, comprensione reciproca e diminuzione dell’isolamento); benefici emotivi e psicologici (migliore tono dell’umore, maggiore fiducia in sé e maggiore capacità di affrontare la malattia); scopo e identità (per alcuni partecipanti il coro diventa un appuntamento importante in cui sentirsi coinvolti e in cui riconoscersi in qualcosa di diverso rispetto alla malattia).
È importante sottolineare che lo studio si è svolto su un campione molto limitato di pazienti il che rende difficile la generalizzazione dei risultati a una popolazione più ampia. Inoltre, le persone intervistate frequentavano già il coro, quindi i risultati potrebbero essere stati influenzati dalle motivazioni che le hanno spinte a continuare il loro percorso (come il fatto di apprezzare il canto). Infine, lo studio non prevedeva misurazioni quantitative dei cambiamenti, né un gruppo di controllo, e non consente pertanto di stabilire l’efficacia clinica del canto.
Al di là di questi limiti, gli autori concludono che il canto corale offre benefici sia fisici sia psicosociali e suggeriscono di integrarlo negli interventi sul territorio. Il messaggio che possiamo trarne è che anche nella malattia è possibile trovare delle attività piacevoli e degli spazi di aggregazione nei quali sentirsi compresi e accolti.
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FONTI: McConn Walsh R, Regan J. Impact of group singing on communication and quality of life in individuals with Parkinson's disease: A qualitative study. Int J Speech Lang Pathol. 2026 Oct 4:1-14. doi: 10.1080/17549507.2026.2735366. Epub ahead of print. PMID: 42829866.


