Disturbi urinari nel Parkinson: le raccomandazioni degli esperti

I disturbi urinari sono tra i sintomi non motori più frequenti della malattia di Parkinson: li riferisce, a seconda degli studi, dal 34 all’86% delle persone con Parkinson. Possono comparire già nelle fasi iniziali e incidono sulla qualità della vita di pazienti e familiari. Il più diffuso è la nicturia, cioè il doversi svegliare di notte per urinare, che interrompe il sonno ed è associata a un maggior rischio di cadute. Nonostante questo, i disturbi urinari sono spesso sottovalutati e poco trattati, anche perché se ne parla con un certo imbarazzo.

Recentemente, un gruppo di studio multidisciplinare, composto da neurologi, urologi, uroginecologi e un geriatra, ha pubblicato un documento di raccomandazioni condivise.

Parlarne con il medico

Gli esperti raccomandano che i disturbi urinari vengano indagati almeno una volta all’anno durante le visite, coinvolgendo anche chi assiste la persona.

I disturbi principali

  • Urgenza, bisogno frequente di urinare, perdite da urgenza. Sono i più comuni e fastidiosi nel Parkinson e fanno parte della cosiddetta vescica iperattiva.
  • Difficoltà a svuotare la vescica. Includono fatica a iniziare, getto debole e sensazione di svuotamento incompleto. Sono meno frequenti nel Parkinson. Negli uomini possono dipendere anche dalla prostata.
  • Nicturia. Ha spesso più cause: la vescica iperattiva, una maggiore produzione di urina di notte, disturbi del sonno o l’esaurirsi dell’effetto dei farmaci durante la notte.
  • Perdite da sforzo. Si hanno tossendo, starnutendo o ridendo. Sono più frequenti nelle donne e non dipendono dal Parkinson.

Non tutto dipende dalla malattia

I disturbi urinari hanno quasi sempre più cause. Possono contribuire stitichezza, diabete, ipertrofia della prostata, patologie del pavimento pelvico e infezioni urinarie.  Anche la lentezza nei movimenti può far arrivare in bagno troppo tardi: in questi casi può aiutare una rimodulazione della terapia antiparkinsoniana.

Molti farmaci, compresi alcuni da banco, possono influire sulla vescica. Tra questi ci sono diuretici, alcuni antistaminici e sonniferi, alcuni farmaci per la pressione e alcuni farmaci antiparkinsoniani. Per questo è utile portare al medico l’elenco completo dei farmaci che si assumono, senza però sospenderne nessuno di propria iniziativa.

Un’avvertenza: disturbi urinari importanti, soprattutto la difficoltà a svuotare la vescica, che compaiono molto presto rispetto ai sintomi motori vanno segnalati al neurologo. Possono suggerire altre forme di sindrome parkinsoniana, come l’atrofia multisistemica.

Come si valuta il problema

La valutazione può iniziare dal medico di famiglia o dal neurologo. Gli strumenti principali sono:

  • l’esame delle urine;
  • un’ecografia che misura quanta urina resta in vescica dopo aver urinato;
  • il diario minzionale, in cui per uno o più giorni si annotano quanto si beve, quando e quanto si urina, gli episodi di urgenza, le perdite e i risvegli notturni. Segnare anche gli orari dei farmaci antiparkinsoniani aiuta a capire se i disturbi coincidono con le fasi OFF.

La visita urologica è indicata anche in caso di sangue visibile nelle urine, infezioni ripetute o calcoli. Gli esami più specifici, come l’uroflussometria, andrebbero eseguiti per quanto possibile in fase ON.

Cosa si può fare

Per la vescica iperattiva le strategie non farmacologiche sono il primo passo:

  • Bere a sufficienza. Il documento indica circa 1,5–2 litri al giorno, salvo diverse indicazioni del medico. Ridurre troppo i liquidi può peggiorare la stitichezza, che a sua volta favorisce le infezioni urinarie, e causare disidratazione.
  • Fare attenzione a quanto si beve la sera, e moderare caffeina e alcol.
  • Esercizi per il pavimento pelvico, utili sia alle donne sia agli uomini, insieme a tecniche per controllare lo stimolo improvviso. È consigliabile impararli con un fisioterapista esperto del pavimento pelvico.
  • Orari regolari per andare in bagno, stabiliti sulla base del diario, oppure allenare gradualmente la vescica ad aspettare più a lungo. Chi assiste la persona può aiutare ricordando quando andare.

Se servono farmaci, gli esperti indicano come prima scelta nel Parkinson quelli che agiscono sui recettori beta-3 della vescica. Hanno un profilo di effetti collaterali più favorevole, anche se è bene controllare la pressione. Gli anticolinergici invece possono peggiorare memoria, secchezza della bocca e stitichezza, e non dovrebbero essere la prima scelta.

Quando i farmaci non bastano o non sono tollerati, l’urologo può valutare altri trattamenti come, per esempio,  l’infiltrazione con  tossina botulinica nella vescica.

Negli uomini con ipertrofia prostatica la gestione spetta all’urologo. Alcuni farmaci per la prostata possono favorire un abbassamento della pressione arteriosa quando ci si alza in piedi (ipotensione ortostatica), già frequente nel Parkinson.

I disturbi urinari nel Parkinson sono comuni e si possono affrontare: la strategia è quella di cercare tutte le possibili cause e procedere per gradi: prima abitudini ed esercizi, poi farmaci scelti con attenzione e, se necessario, trattamenti specialistici. Il tutto con la collaborazione tra neurologo, urologo, medico di famiglia e fisioterapista.

FONTI: Safarpour D,  et al.; Other Non-motor Features Working Group of the Parkinson Study Group. Consensus expert recommendations for management of urinary dysfunction in Parkinson disease. Parkinsonism Relat Disord. 2026 Sep 7:108961. doi: 10.1016/j.parkreldis.2026.108961. Epub ahead of print. PMID: 42716874.

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