Quando impariamo qualcosa di nuovo, il ricordo ha bisogno di tempo per sedimentare e diventare stabile e duraturo. Questo processo si chiama consolidamento della memoria. Di solito lo si associa al sonno, ma alcuni studi suggeriscono che anche un momento di riposo durante la veglia possa favorirlo: è il cosiddetto wakeful rest, o riposo da svegli.
Per riposo da svegli si intende restare svegli e tranquilli, riducendo gli stimoli esterni e senza dedicarsi ad attività mentalmente impegnative. Ripassare mentalmente quello che si è appena imparato non fa parte del riposo da svegli.
Nella meta-analisi di Weng e colleghi, gli autori hanno confrontato due situazioni successive all’apprendimento di nuove informazioni:
- il riposo da svegli;
- la cosiddetta veglia attiva (active wakefulness), in cui i partecipanti restavano svegli svolgendo un compito mentalmente impegnativo, per esempio trovare le differenze tra due immagini.
In entrambi i casi il periodo iniziava subito dopo l’apprendimento e durava almeno cinque minuti.
I risultati mostrano che il riposo da svegli sembra associato a una migliore prestazione di memoria rispetto alla veglia attiva. Gli autori hanno confrontato anche giovani e anziani: il beneficio del riposo era nettamente maggiore negli anziani.
Questi risultati riguardano soprattutto la memoria dichiarativa, cioè la memoria di fatti ed eventi. È quella che possiamo richiamare consapevolmente e raccontare, per esempio una lista di parole, una storia o un’informazione appena letta. Per altre forme di apprendimento, come imparare un nuovo movimento, gli effetti osservati sono deboli e i dati non bastano ancora per trarre conclusioni.
Ci sono altri tre aspetti interessanti:
- Il ripasso mentale. Molti degli studi hanno usato strategie per impedire ai partecipanti di ripassare mentalmente durante il riposo, per esempio materiali difficili da ripetere. Anche in questi casi il beneficio è rimasto. Questo suggerisce che l’effetto non dipenda semplicemente dal ripasso.
- La durata. Non è emersa una durata del riposo più efficace delle altre: negli studi inclusi, il beneficio era presente sia per i periodi di 5-10 minuti sia per i periodi di 10-30 minuti.
- L’effetto nel tempo. In alcuni studi il vantaggio del riposo si vedeva ancora quando la memoria veniva valutata sette giorni dopo.
I risultati vanno però letti con cautela. Gli studi inclusi sono molto diversi tra loro e sono emersi indizi di un possibile bias di pubblicazione, cioè la tendenza a pubblicare più facilmente gli studi con risultati positivi. Il beneficio osservato, pur restando significativo anche dopo le analisi di correzione, potrebbe quindi essere stato in parte sovrastimato.
Inoltre nessuno degli studi ha coinvolto persone con malattia di Parkinson: i partecipanti erano bambini, adulti e anziani della popolazione generale. I risultati sugli anziani sono incoraggianti, ma non sappiamo ancora con certezza se valgano allo stesso modo per chi convive con il Parkinson.
Qualche consiglio pratico
- Dopo aver ricevuto informazioni nuove, prendetevi qualche minuto di calma. Può essere dopo una visita medica, dopo aver ricevuto istruzioni sulla terapia o dopo una lettura che vi interessa ricordare. Cinque o dieci minuti possono bastare.
- In quei minuti evitate gli schermi e le attività impegnative. Niente telefono, social, televisione o conversazioni complesse. Sedetevi comodi in un ambiente tranquillo.
- Potete tenere gli occhi aperti o chiusi. Negli studi il beneficio c’era in entrambi i casi.
- Non sforzatevi di ripassare. Lasciate semplicemente che la mente si riposi.
- Consideratela un’abitudine utile, non una terapia. È una strategia semplice e senza rischi che si può aggiungere alla vita quotidiana, ma non sostituisce le indicazioni del medico, del neuropsicologo o del percorso riabilitativo.
FONTI: Weng L, Yu J, Lv Z, Yang S, Jülich ST, Lei X. Effects of wakeful rest on memory consolidation: A systematic review and meta-analysis. Psychon Bull Rev. 2025 Oct;32(5):1937-1968. doi: 10.3758/s13423-025-02665-x. Epub 2025 Mar 14. PMID: 40087245.


