fbpx
Menu

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo
Italian English French German Spanish

Corteccia prefrontale studiata con la spettroscopia funzionale

La spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) è una tecnica di neuroimaging funzionale

 

Per neuroimaging funzionale si intendono le metodiche di immagini che studiano la funzionalità del cervello andando ad indagare il metabolismo cerebrale, quindi il consumo di ossigeno o glucosio, che rappresentano il carburante delle cellule. La spettroscopia funzionale impiega dunque la luce diffusa nella banda spettrale del vicino infrarosso per indagare l'attività emodinamica (ovvero il flusso ematico, quindi di sangue) della corteccia cerebrale, che è lo strato di cervello più superficiale ove sono raccolti i nuclei (parte centrale) dei neuroni. Recenti studi si sono avvalsi di questa tecnica per studiare quello che accade a livello della corteccia prefrontale durante la deambulazione nella malattia di Parkinson, che è la regione situata anteriormente al lobo frontale, associata alla pianificazione di comportamenti cognitivamente complessi e all’espressione della personalità. Mentre la maggior parte dei lavori scientifici pubblicati ha esplorato la funzionalità di tale area cerebrale mediante la valutazione dei livelli medi di emoglobina ossigenata, HbO2, proteina deputata al trasporto dell’ossigeno a livello delle cellule. Un recentissimo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “Neurology” ha indagato il ruolo della corteccia prefrontale nella deambulazione mediante una valutazione della differenza tra i valori di emoglobina ossigenata nei pazienti affetti da malattia di Parkinson confrontati con controlli sani. Tale studio ha arruolato globalmente 206 partecipanti di cui 149 pazienti con malattia di Parkinson (età: 69,8±0,6 anni, 50 donne, durata della malattia: 8,27±5,51 anni) e 57 controlli sani (età: 68,9±1,0 anni; 27 donne). Tutti i soggetti sono stati invitati a camminare e inoltre eseguire calcoli durante la camminata con alcuni elettrodi applicati sulla fronte. La variabilità nel consumo di ossigeno è stata dunque confrontata nei due gruppi di pazienti esaminati, rispettivamente affetti dalla malattia e sani. Lo studio ha evidenziato una più elevata variabilità nel consumo di ossigeno nei pazienti con Parkinson durante la deambulazione, confermando il ruolo fondamentale della corteccia prefrontale nella deambulazione. La severità dei disturbi motori (espressa mediante lo score ottenuto in una scala, definita MDS-UPDRS) è inoltre risultata correlare con la variabilità di HbO2 durante la normale camminata in tutti i partecipanti. Tale studio aprirebbe le premesse per l’impiego di tale metodica a fini di diagnosi e di definizione della prognosi nei pazienti con malattia di Parkinson.


A cura della Dr.ssa Federica Garrì, Neurologa, Fondazione Grigioni

Fonte: https://n.neurology.org/content/early/2021/12/13/WNL.0000000000013217

 

Pin It
Un lascito testamentario per un futuro senza Parkinson