Al via i primi studi per valutare se l’esercizio fisico può prevenire il Parkinson

Per la prima volta nella storia della ricerca sul Parkinson, un gruppo internazionale di ricercatori sta testando se l’attività fisica, praticata in modo regolare e guidata da un’app, possa aiutare a prevenire la malattia in persone che hanno un rischio maggiore di sviluppare la malattia. Il progetto si chiama Slow-SPEED ed è descritto in un articolo appena pubblicato sulla rivista npj Parkinson’s Disease, firmato da un consorzio che include centri di ricerca in Olanda, Regno Unito e Stati Uniti, insieme a organizzazioni come Michael J. Fox Foundation, Parkinson’s Foundation, Cure Parkinson’s e Parkinson’s UK.

Slow-SPEED non è un singolo studio, ma un programma che comprende tre studi randomizzati, ciascuno pensato per una diversa categoria di persone considerate a rischio più elevato di sviluppare il Parkinson in futuro. Il primo, condotto in Olanda, coinvolge 110 persone con disturbo comportamentale del sonno REM (iRBD), una condizione nella quale ci si muove e si parla durante il sonno REM e che è un noto marcatore precoce di malattie come il Parkinson. Il secondo trial, nel Regno Unito, arruola altre 110 persone che presentano una riduzione dell’olfatto (iposmia), un altro marcatore ben documentato. Il terzo e più ampio studio si svolge negli Stati Uniti e coinvolge 600 persone portatrici di mutazioni nei geni LRRK2 o GBA1, due varianti genetiche associate a un rischio aumentato di Parkinson.

Il cuore dell’intervento è un programma di esercizio fisico gamificato, cioè trasformato in una sorta di gioco motivazionale, che i partecipanti seguono comodamente da casa tramite smartphone, senza necessità di supervisione diretta da parte di personale sanitario. I ricercatori hanno scelto obiettivi di attività fisica graduali e personalizzati per ciascun partecipante, proprio per rendere il percorso sostenibile nel tempo e riducendo al minimo il peso dell’impegno richiesto. I partecipanti vengono seguiti per periodi che vanno dai 18 ai 36 mesi, confrontando chi segue il programma di esercizio con un gruppo di controllo attivo.

Ad oggi non esiste alcuna terapia in grado di prevenire l’insorgenza del Parkinson, e questi tre trial rappresentano i primi esperimenti al mondo a testare un intervento non farmacologico con questo obiettivo specifico. Anche se lo scopo principale è verificare la fattibilità dell’approccio e ottenere primi indizi di efficacia, più che dimostrare in modo definitivo un effetto preventivo, i risultati serviranno da base per progettare in futuro studi di prevenzione più ampi.

Le linee guida più aggiornate confermano l’esercizio fisico come intervento ad alto grado di raccomandazione nella gestione della malattia di Parkinson. È consigliabile un allenamento aerobico di almeno 30 minuti, 3 volte a settimana, a intensità moderata-elevata (60-80% della frequenza cardiaca massima), affiancato da 2-3 sedute settimanali di rinforzo muscolare sui grandi gruppi e da esercizi di equilibrio e flessibilità, utili a ridurre il rischio di cadute. È inoltre opportuno mantenersi attivi nella quotidianità, con movimento a bassa intensità, quando l’allenamento strutturato non è possibile. Nei pazienti con disturbi di equilibrio, del cammino o cognitivi  è necessario valutare attentamente i rischi, avvalendosi del supporto di un fisioterapista specializzato.

In ogni caso, il programma va sempre concordato con il proprio neurologo e il cardiologo.

FONTI: Oosterhof TH, et al.  Slow-SPEED: protocol for three randomised trials of remotely delivered exercise to prevent Parkinson's disease. NPJ Parkinsons Dis. 2026 Jul 14. doi: 10.1038/s41531-026-01463-z. Epub ahead of print. PMID: 42448717.

Trinh J, de Vries NM, Chan P, Dekker MCJ, Helmich RC, Bloem BR. The role of lifestyle interventions in symptom management and disease modification in Parkinson's disease. Lancet Neurol. 2026 Jan;25(1):90-102. doi: 10.1016/S1474-4422(25)00305-9. Epub 2025 Oct 15. PMID: 41109323.

 

 

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