Abbiamo già parlato di tavapadon, un farmaco antiparkinson della famiglia dei dopaminoagonisti che si caratterizza per un’attività selettiva sui recettori alla dopamina D1 e D5.
In questa analisi delle 72 pubblicazioni al riguardo sono stati presi in considerazione perché ritenuti eleggibili quattro studi, TEMPO 1, 2,3 ed uno studio nordamericano del 2020. Lo scopo era di valutare l’effettiva efficacia e la tollerabilità del farmaco. Tutti gli studi erano condotti in doppio cieco, quindi né l’esaminatore né il partecipante allo studio sapevano se il trattamento fosse a base del principio attivo oppure no (placebo), le dosi di tavapadon erano variabili, il farmaco era prescritto sia in monoterapia che associato a levodopa, in modo da non trascurare alcuna variabile.
I risultati sono stati estremamente positivi per quanto riguarda l’efficacia, con una riduzione media del punteggio alla scala di valutazione MDS-UPDRS parte III, la parte motoria, di 5.44 punti, che superava quindi la soglia minima stabilita di differenza clinica ritenuta rilevante (MCID degli autori americani) che è fissata in 3.25 punti. Ricordiamo che alla riduzione del punteggio della scala di valutazione corrisponde un miglioramento dei sintomi motori. Benché il prodotto non sia stato paragonato direttamente con i dopaminoagonisti attualmente in commercio, da studi pregressi risulta che la riduzione dello score motorio sia superiore per tavapadon che per questi ultimi. Gli autori commentano che il miglioramento motorio e nelle attività della vita quotidiana dato dal farmaco sia del tutto compatibile con la stimolazione della via diretta mediante i recettori D1 alla dopamina. Paragonati ai controlli e agli studi pregressi con altri dopaminoagonisti si è osservato tuttavia un aumento degli effetti collaterali di classe, nello specifico nausea, capogiri, cefalea e sonnolenza, che sono correlati alla stimolazione dopaminergica centrale. Si tratta quindi di effetti collaterali prevedibili, ma di una certa rilevanza, andranno sicuramente tenuti in considerazione al momento di scegliere quale trattamento sia preferibile per una determinata persona. Ricordiamo che la novità del farmaco consiste nel non essere attivo sui recettori alla dopamina D2 e D3 che sono responsabili di alcuni effetti collaterali comportamentali potenzialmente gravi quali ad esempio il disturbo del controllo degli impulsi.
Sostanzialmente l’analisi dei dati su 1220 partecipanti ha dimostrato che il farmaco è efficace ed ha un profilo di attività differente e innovativo rispetto ai farmaci dopaminoagonisti in commercio, ma può determinare la comparsa di effetti collaterali in percentuale anche un po’ maggiore; andrà attentamente ponderato l’equilibrio tra rischi e benefici nella decisione clinica di utilizzare tavapadon, e come per tutti i farmaci recenti andrà prolungato nel tempo il suo monitoraggio per avere dei dati solidi e conclusivi.
FONTI: Riesenberg R, Werth J, Zhang Y, Duvvuri S, Gray D. PF-06649751 efficacy and safety in early Parkinson's disease: a randomized, placebo-controlled trial. Ther Adv Neurol Disord. 2020;13:1756286420911296. doi:10.1177/1756286420911296. PMID: 32201505


