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Attività fisica e deficit cognitivi nel Parkinson

attivita fisicaÈ stato pubblicato da poco un interessante studio che aveva l’obiettivo di determinare se una maggiore attività fisica potesse modificare la predisposizione a sviluppare deficit cognitivi nei pazienti con Parkinson iniziale portatori del gene apolipoproteina E (APOE) ε4.

 

L’ APOE è  una lipoproteina del cervello, ed è sintetizzata dagli astrociti, un tipo di cellule nervose. L’allele ε4 del gene dell'APOE è un importante fattore di rischio genetico per la demenza di Alzheimer, ma esistono sempre più prove che questo gene abbia un potenziale ruolo nello sviluppo di deficit cognitivi nel Parkinson.

I dati della letteratura già indicano che l'attività fisica modifica l'influenza negativa di questo gene sullo sviluppo e sulla progressione della demenza di Alzheimer.

Gli autori hanno utilizzato i dati clinici provenienti da una coorte di pazienti chiamata Parkinson's Progression Markers Initiative, uno studio multicentrico internazionale  condotto per identificare i biomarcatori della progressione della malattia di Parkinson. 

Per quantificare l’attività fisica è stata utilizzata la Physical Activity Scale of the Elderly, PASE, un questionario auto-compilato che valuta la frequenza, l'intensità e la durata dell'attività fisica della settimana precedente. La funzione cognitiva è stata misurata annualmente con il Montreal Cognitive Assessment (MoCA), uno strumento per lo screening rapido dei deficit cognitivi lievi. Il MoCA valuta diverse funzioni cognitive come attenzione e concentrazione, funzioni esecutive, memoria, linguaggio, abilità visuocostruttive, astrazione, calcolo e orientamento. 

Sono stati inclusi 173 pazienti con malattia di Parkinson iniziale, il 27% dei quali portatore del gene APOE ε4. 

Dai risultati è emerso che una maggiore attività fisica era correlata a un deficit cognitivo più lento. In particolare, il risultato principale è che l'attività fisica intensa era correlata a un declino cognitivo più lento nei pazienti con Parkinson precoce portatori del gene APOE ε4. 

Questo risultato è in linea anche con le ricerche di base più recenti, per esempio con l’osservazione nel topo di come l’attività fisica promuova l’aumento di neurogenesi, cioè la generazione di nuovi neuroni, in una parte del cervello chiamata ippocampo, generazione che a sua volta sarebbe responsabile della regressione dei deficit di apprendimento indotti nel topo dagli sperimentatori.

Certamente il grosso limite dello studio di Neurology è che la misura dell’attività fisica sia avvenuta attraverso una scala auto compilata. Dunque saranno necessari studi ulteriori che utilizzino misure oggettive e standardizzate dell’attività fisica per confermare questo risultato interessante, risultato che però ci permette di sottolineare ancora una volta quanto sia importante lo svolgimento di una regolare e corretta attività fisica quotidiana per i nostri pazienti fin dalla diagnosi della malattia. 

 

Fonte: https://n.neurology.org/content/early/2021/03/31/WNL.0000000000011852.long

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