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Confermato che la vagotomia riduce il rischio di Parkinson

corda2Si rafforza l'ipotesi che la genesi della malattia sia nell'intestino

 

Ricercatori svedesi hanno confrontato l’incidenza di malattia di Parkinson nell’arco di 40 anni di vita tra 9430 soggetti sottoposti a vagotomia (taglio del tronco del nervo vago in 3445, taglio selettivo ovvero solo di alcuni rami in 5978) rispetto a 377220 soggetti di riferimento appartenenti alla popolazione generale, facendo uso dei registri nazionali svedesi.

Hanno riscontrato una riduzione del rischio solo nei soggetti sottoposti a taglio del tronco del nervo (e quindi taglio totale). La riduzione era pari al 22% in generale e pari al 41% tra coloro che avevano sviluppato la malattia di Parkinson almeno 5 anni dopo la diagnosi. La vagotomia selettiva non riduceva il rischio. Risultati analoghi sono già stati pubblicati da un gruppo danese nel 2015. La conferma da parte di un secondo studio è importante in base al principio scientifico che i risultati ottenuti devono essere riproducibili.

Fonte: Liu e coll Neurology online 26 aprile 2017

Il nervo vago è un lungo nervo che parte dalla base del cervello ed innerva tutto il tubo gastrointestinale, il cuore, nonché diversi muscoli ed altri organi. La vagotomia era una terapia chirurgica per l’ulcera gastroduodenale prima della scoperta del battere coinvolto, l’Helicobacter pylori, e dei farmaci che bloccano la secrezione di acido gastrico.

La conferma che la vagotomia riduce il rischio di malattia di Parkinson è a favore della ipotesi che sostiene che la genesi della malattia potrebbe essere a livello intestinale. Innanzitutto ricordiamo che la stipsi è uno dei sintomi frequenti nella malattia di Parkinson, che spesso compare prima dello sviluppo della sintomatologia motoria. Altre ricerche mostrano che nei pazienti parkinsoniani vi sono alterazioni del microbiota (principalmente costituito dalla flora intestinale) e che aggregati di alfa-sinucleina, una importante componente dei tipici corpi di Lewy presenti nei neuroni malati di Parkinson, sono presenti anche a livello intestinale. Potrebbe essere che una flora intestinale patologica induce tali aggregati o altre alterazioni che poi si diffondono al cervello viaggiando lungo il nervo vago.

La Fondazione Grigioni sostiene un ampio studio sulla flora intestinale nei pazienti parkinsoniani, con lo scopo di stabilire la validità di questa ipotesi.