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Il colesterolo “buono” previene il Parkinson?

 colesteroloUno studio ha evidenziato che un basso livello di colesterolo HDL possa rivelarsi un indicatore nel possibile sviluppo della malattia di Parkinson.

«Il colesterolo HDL può avere una capacità antiossidante e antiinfiammatoria nella patofisiologia della malattia di Parkinson». Lo sostengono il prof. Gian Pietro Sechi, già direttore della Clinica Neurologica dell’AOU di Sassari, il prof. Giovanni Mario Pes dell’Università di Sassari e il prof. Yong-Moon Park dell’University of Arkansas for Medical Science, in un editoriale pubblicato sul prestigioso Neurology.

Uno studio epidemiologico condotto sulla quasi totalità della popolazione della Corea del Sud, su oltre 50 milioni di persone di età superiore ai 65 anni, ha evidenziato che un basso livello di colesterolo HDL (il cosiddetto “colesterolo buono”) o un’eccessiva fluttuazione dei suoi valori, possa rivelarsi un importante indicatore nel possibile sviluppo della malattia di Parkinson.

I ridotti livelli di HDL sono considerati già da anni dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari ma sino ad ora non sono mai stati direttamente correlati allo sviluppo di malattie neurodegenerative.

Questo nuovo studio indica la possibilità che il fluttuare dei livelli di colesterolo nel cervello possano facilitare l’aggregazione e l’accumulo della proteina alfa-sinucleina, il principale reperto patogenetico della malattia, nei neuroni di alcune specifiche aree del cervello.

Gli autori suggeriscono che la somministrazione di farmaci quali la niacina (vitamina B3) e alcune classi di ipolipidemizzanti, come i fibrati, farmaci utilizzati per aumentare i livelli di HLD nel sangue, potrebbero avere un effetto preventivo o terapeutico nel rallentare la progressione di malattia di Parkinson.

 

Fonte: Giovanni Mario Pes, Yong-Moon Park, Gian Pietro Sechi, Neurology, February 3, 2021, DOI: https://doi.org/10.1212/WNL.0000000000011595

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